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Le cripte dell'entroterra e la rocca di Minerva

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Castro 3 · foto Liviogasp, CC BY-SA 4.0, Commons

Sanarica · Poggiardo · Ortelle · Castro · LE

Quattro comuni della provincia di Lecce, dalle doline di Sanarica alla costa di Castro. Il filo che le fonti lette reggono è quello del rito greco e della diocesi di Castro: il Comune di Poggiardo lega la sua cripta di Santa Maria degli Angeli alla chiesa dei Santi Stefani di Vaste e alla Madonna della Grotta di Ortelle, tra le chiese-cripte attorno a Otranto; Ortelle, secondo Wikipedia (da riverificare), fu parrocchia della diocesi di Castro fino al 1818, e quando le incursioni svuotarono Castro la sede del vescovo passò a Poggiardo. Il tema ipotizzato, «paesaggio e devozione», regge così solo in parte: il paesaggio entra con le doline, la valle dei Canali e le grotte sul mare, ma per Sanarica nessuna fonte ufficiale si è potuta leggere e il racconto lì è breve. È un viaggio per chi scende volentieri sotto terra.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Sanarica

Si parte da una conca nel calcare. Secondo Wikipedia, l'unica fonte letta su Sanarica perché il sito del Comune non era raggiungibile, le doline del territorio sono piccole e poco incise, nate dalla dissoluzione della roccia; fa eccezione la Conca Sant'Angelo, cresciuta fino al crollo della volta sopra i condotti carsici, dove a Natale si allestisce un presepe vivente. La stessa voce, da riverificare, colloca sotto la chiesa madre una cripta basiliana riemersa negli anni Sessanta, e descrive San Salvatore, chiesa dell'XI secolo a tre navate absidate con campanile a vela, oggi del Comune. Il Santuario della Madonna delle Grazie, rifatto nel 1712, nel Catasto onciario del 1749 è chiamato «chiesa della Madonna della Reuma e della Sciatica». Al confine con Muro Leccese il menhir della Croce di Sant'Antonio, alto 408 centimetri, sta in un quadrivio. Poggiardo, a sud-est, è la tappa seguente.

Giorno 2 — Poggiardo

La giornata comincia sotto la sede stradale di via Don Minzoni. Lì, secondo il Comune di Poggiardo, la cripta di Santa Maria degli Angeli sorse intorno al Mille, declinò nel Quattrocento mentre il paese cresceva, e nel Cinquecento fu riempita di pietrame e soppressa; la si ritrovò per caso nel 1929, durante uno scavo. Nello stesso secolo il Comune ricorda che il sinodo diocesano del 1583, voluto dall'arcivescovo di Otranto Pietro Corderos, ne sancì l'abbandono nel Salento. Il dettaglio singolare viene dal Tipikon del monastero di San Nicola di Casole, redatto sotto l'abate Biagio (1342-1363), dove si annota che il «papas Michele di Pugiardo» aveva restituito un libro di canti avuto in prestito. Per l'umidità gli affreschi furono staccati e portati all'Istituto Centrale del Restauro di Roma; il museo che li accoglie, nella villa comunale di piazza Episcopo, fu inaugurato il 12 giugno 1975 alla presenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro, e nel 1999 la cripta fu resa agibile, con copie su polistirolo ignifugo. Tra le figure, sotto il Santo Stefano, un graffito che una fonte citata dal Comune data al 1586. In paese il Comune indica la Chiesa Matrice di San Salvatore, con origini almeno trecentesche, facciata barocca e sul portale lo stemma con un bovino al pascolo. Dopo la distruzione di Castro, qui si trasferì la residenza del vescovo.

Giorno 3 — Vaste e Ortelle

A Vaste, frazione di Poggiardo, si cammina dentro una città messapica. Il Comune la identifica con l'antica Basta citata da Plinio e Tolomeo, e ne misura la scala con le mura: dalla metà del IV secolo a.C. una cinta di circa 3.350 metri, a due linee di blocchi con terrapieno, racchiudeva oltre 77 ettari. Gli scavi diretti per oltre un quindicennio da Francesco D'Andria dell'Università del Salento hanno restituito un tesoretto di 150 stateri d'argento e diciassette tesserae lusoriae in avorio di età romana; delle cariatidi dell'ipogeo omonimo una è al Museo Castromediano di Lecce, le altre al Museo Nazionale di Taranto. I reperti rimasti sono nel Museo Archeologico della Civiltà Messapica, nel Palazzo Baronale di piazza Dante. A Vaste il Comune colloca anche la chiesa dei Santi Stefani, terza delle chiese-cripte che lega a Poggiardo e a Ortelle.

Ortelle, scrive la Regione, comprende la frazione di Vignacastrisi, e la sua Cripta della Madonna della Grotta attesta che la zona era frequentata già nel Medioevo; Wikipedia, da riverificare, la data al XIII secolo, scavata nella calcarenite a tre navate absidate. La roccia spiega il paesaggio: nei larghi di San Vito e Scianniche si cavavano conci di tufo che documenti scritti dicono usati per la cattedrale di Castro, e le cave cancellarono quasi tutto l'insediamento rupestre, salvo due cripte. La stessa voce descrive la zona Canali, un'incisione di circa 850 metri con un corso d'acqua che scorre da autunno a primavera, grotte carsiche, terrazzamenti a secco e ulivi secolari, dentro il Parco Costa Otranto-Leuca, che conta Ortelle tra i suoi comuni. La voce Wikipedia su Vignacastrisi, da riverificare, ricorda che Vignacastrisi crebbe nel 1537 con i superstiti di Castro. Se quei documenti citati da Wikipedia sono esatti, la pietra di Ortelle si ritroverebbe, il giorno dopo, nella cattedrale.

Giorno 4 — Castro

Castro si legge dalla rocca. Il portale del Comune fa derivare il nome dal greco Kastron e ricorda che i Romani la chiamavano Castrum Minervae; mura e santuario di Atena sono del IV secolo a.C. Il santuario è tornato alla luce per una fognatura: nel 2000, in località Capanne, emersero le mura messapiche, e nel 2015 un busto acefalo di Atena con elmo frigio, in pietra leccese, trovato disteso su un fianco, forse deposto di proposito dopo la demolizione del tempio; restaurata, la statua è esposta dal marzo 2023 e il Comune la colloca nel Museo Archeologico del castello. La rocca spiega anche la storia della diocesi, sede vescovile dal 682 e soppressa nel 1818, e della contea, passata dal 1103 per Altavilla, Orsini del Balzo e Gattinara fino al 1806: per il Comune le incursioni del 1537 e del 1573 spinsero conti e vescovi ad abbandonare la città e la popolazione verso l'entroterra. La cattedrale porta un'iscrizione con il 1171 e fu riconsacrata all'Annunziata nel 1576 dal vescovo Luca Antonio Resta; sul lato nord, circa due metri sotto la strada, la cripta bizantina a quincunce conserva Sant'Onofrio e il Battista, e nel Settecento servì da cimitero.

La seconda metà della giornata scende al mare. Il Santuario della Madonna di Pompei, che dà il nome al tracciato regionale del 2015, fu edificato tra il 1893 e il 1895 su progetto del barone Filippo Bacile di Castiglione; la statua della Vergine, di Achille De Lucretiis, la commissionarono i pescatori dopo la mareggiata del 30 dicembre 1896. Sulla costa, la Zinzulusa fu descritta per la prima volta nel 1793 dal vescovo di Castro Antonio Francesco del Duca e aperta al pubblico nel 1957; la sala detta Duomo è alta 25 metri ed era un tempo coperta da 5,7 metri di guano. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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