Cursi · Bagnolo del Salento · Scorrano · Maglie · Muro Leccese · LE
È un viaggio nel Salento interno, cinque paesi della provincia di Lecce. Il filo che le fonti lette permettono di tirare è quello delle pietre messe in piedi: i menhir lungo la strada tra Cursi e Bagnolo, e poi le colonne alzate in paese, a Bagnolo, a Maglie e a Muro Leccese, dove c'è la colonna dei Quattro Evangelisti. Accanto c'è la pietra leccese, che a Cursi ha un ecomuseo. Va detto con onestà che il tema ipotizzato all'inizio, «pietra e masserie», regge solo a metà: di masserie le fonti lette non dicono nulla, e per Maglie e Muro Leccese le pagine dei Comuni non si sono potute aprire, quindi lì il racconto si fa breve. È un itinerario per chi legge i paesi a partire dai monumenti minori.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Cursi, la pietra e il feudo
Si comincia sotto terra, nel frantoio ipogeo di Palazzo De Donno, in piazza Papa Pio XII, dove il Comune colloca l'Ecomuseo della Pietra Leccese e delle Cave, un progetto avviato negli anni Novanta. Dall'ottobre 2015 ospita la mostra permanente «Stone Stories», dedicata alle pietre di Puglia nell'architettura, nel design e nel paesaggio, e la collezione «Oggetti della Memoria» curata da Ugo La Pietra; l'ISPRA lo classifica come museo in situ, con temi di cava, scienza e tecnica. Sulla piazza del paese sta il Palazzo Feudale: secondo la scheda comunale fu costruito probabilmente nella seconda metà del Quattrocento per il barone Filippo Antonio Maramonte, prima della conferma di Ferrante d'Aragona del 20 maggio 1476; nel 1818 passò ai De Donno, fu fabbrica di tabacchi fino ai primi anni Cinquanta e dal 15 gennaio 1959 è del Comune, che vi ha sede. Il feudo spostò forse anche la parrocchia. In via Trioti, nel nucleo antico, la chiesa rupestre di San Giorgio o Santo Stefano ha due soli pilastri e affreschi di stile italo-greco con iscrizioni in greco, i santi guerrieri Giorgio e Teodoro, san Pietro sul primo pilastro: alcuni studiosi la ritengono dedicata in origine a San Pietro, per un diploma di Federico II del 9 giugno 1219 che nomina una «ecclesia Sancti Petri de Curse», e la scheda comunale ipotizza che fosse la prima parrocchiale, trasferita quando sorse la residenza feudale. Un'altra scheda comunale, «Cripta di Santo Stefano», forse riferita allo stesso luogo (non verificato), ricorda che il rito greco cessò ufficialmente nel 1614. Poco più in là, Santa Lucia ha una volta «alla leccese a spigolo» e due statue di provenienza ignota sui contrafforti. Fuori paese, a circa un chilometro verso ovest, la Croce delle Tagliate, un menhir di 3,30 metri, pende verso Cursi: dei quattro che il Comune ricorda ne restano due, e sullo scopo, scrive la scheda, gli studiosi non sono d'accordo. Il secondo, per il Comune di Cursi, sta sulla strada per Bagnolo, dove comincia la giornata seguente.
Giorno 2 — Bagnolo del Salento e Scorrano
Lungo la provinciale tra Cursi e Bagnolo, a circa mezzo chilometro dal paese e vicino al cimitero, il Comune di Bagnolo descrive un menhir, senza che sia verificato che si tratti dello stesso indicato da Cursi: è un pilastro di calcarenite tagliata in cave locali, con le facce strette di 30 centimetri e quelle larghe di 44, su un marciapiede in basoli di Soleto. Nelle parti basse, per il Comune, ha segni cruciformi che potrebbero indicare una cristianizzazione: la stessa pietra ritta, nella nostra lettura, che le colonne dei santi riprenderanno in paese. In piazza San Giorgio la colonna del patrono nasce da un fulmine. Il 30 agosto 1838 un temporale colpì la Chiesa Matrice durante le funzioni; la tradizione raccolta dal Comune vuole che la scarica, senza vittime, rompesse un braccio della statua del santo, e che lo si leggesse come un monito perché quell'anno non si erano fatti i festeggiamenti civili. I lavori della colonna partirono lo stesso anno. È in pietra leccese; sono sistemazioni degli anni Trenta del Novecento le colonnine attorno in selce di Soleto, la catena, che viene da una nave in disarmo nel porto di Taranto, e i lampioni, con i fusti da una fonderia di Molfetta. La Matrice di San Giorgio fu consacrata il 4 settembre 1851, dopo la demolizione della chiesa precedente nel 1848.
Scorrano compare per la prima volta nel 1190, tra i casali della Contea di Lecce, secondo la scheda del Ministero della Cultura: un abitato ellittico, chiuso da mura demolite tra fine Ottocento e inizio Novecento. Porta Terra, del Quattrocento, è oggi, per il Comune, l'unica testimonianza della cinta medievale. Il dettaglio è sulla parete interna, a sinistra: nel 1743 i cittadini vi fecero dipingere Santa Domenica per ringraziarla della protezione dal terremoto che, scrive il Comune, fece centinaia di vittime in Terra d'Otranto. Nella nicchia centrale c'è un altro affresco, di cui restano visibili due angeli che reggono una corona, mentre la figura che la riceve non si vede più; lo stemma civico fu aggiunto nel 1838. Alla stessa santa si lega la festa di luglio, da cui sono nate le luminarie, raccontate nel Museo delle Luminarie di Puglia con bozzetti e testimonianze dei maestri paratori. In piazzetta Municipio la Torre dell'Orologio è del 1819 e Palazzo Veris, del Seicento, ha la facciata in pietra locale. Il giorno dopo si va a Maglie, dove torna una colonna.
Giorno 3 — Maglie e Muro Leccese
A Maglie il Comune elenca i luoghi senza che le schede di dettaglio si siano potute leggere, e il racconto resta asciutto. Il Palazzo Baronale Capece è un castello di età angioina rimaneggiato nella seconda metà del Quattrocento dai Lubello, sotto Alfonso I d'Aragona; Santa Maria della Scala sorse al posto di una chiesetta di rito greco e ne conserva un rosone, una finestra e una porta medievali; il Duomo è l'ex collegiata. In via Roma torna la colonna votiva, quella della Madonna delle Grazie: secondo il FAI fu eretta dopo il 1684 per una confraternita, è alta 15 metri, e il 15 ottobre 1900 un fulmine ne abbatté la statua; quella in pietra leccese di oggi, dello scultore magliese Luigi De Pascalis, fu collocata nel 1927, con ai lati i quattro patroni. Il Comune segnala anche il Museo Archeoindustriale di Terra d'Otranto, nell'ex opificio dei Fratelli Piccinno.
Muro Leccese riceve poche righe, dalle schede della Regione. Il paese è di origine messapica e conserva tracce della cinta muraria ai margini dell'abitato; la chiesa di Santa Marina, di epoca bizantina, fu costruita con lastre di quelle mura e custodisce un ciclo di affreschi dedicato a San Nicola. Nel Palazzo del Principe, in piazza del Popolo, il Museo Diffuso Borgo Terra espone reperti delle ricerche dell'Università del Salento e della Soprintendenza; sulla stessa piazza la Chiesa Madre dell'Annunziata è di fine Seicento, e c'è un'ultima colonna, dei Quattro Evangelisti. Nell'agro la scheda conta cinque menhir: il viaggio, nella nostra proposta, si chiude tra le stesse pietre ritte da cui era partito.
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