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Le vedette di Otranto, dal mosaico alle grotte di zolfo

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Otranto - Castello - 03 · foto Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0, Commons

Otranto · Uggiano la Chiesa · Santa Cesarea Terme · Diso · LE

Quattro comuni della provincia di Lecce, da Otranto verso sud nella nostra sequenza; uno, Uggiano la Chiesa, non è compreso nel Parco costiero. Il tema ipotizzato, costa e castelli, regge solo in parte: le fonti lette documentano il castello di Otranto e quello di Casamassella, frazione di Uggiano la Chiesa, e nessun castello a Santa Cesarea Terme e a Diso. Il filo che tiene meglio è un altro: lo sguardo verso il mare e verso Otranto. Uggiano, scrive il suo Comune, nacque attorno a una torre di avvistamento a difesa della città; torri di vedetta segnano anche la costa di Otranto e di Santa Cesarea; e tre dei quattro comuni stanno nello stesso Parco regionale. È un viaggio per chi legge volentieri pavimenti, cripte e scogliere, e accetta che per Santa Cesarea e Diso il racconto resti breve.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Otranto, la cattedrale e i martiri

Si entra nella cattedrale di Santa Maria Annunziata camminando su un albero. Il mosaico pavimentale, secondo il portale turistico ufficiale del Comune, fu commissionato dall'arcivescovo Gionata e realizzato tra il 1163 e il 1165, sotto Guglielmo il Malo, con tessere di calcare locale; porta la firma di Pantaleone. Dall'albero della vita centrale si diramano soggetti che non ci si aspetta in una chiesa: Re Artù accanto a Caino e Abele, Alessandro Magno portato in cielo dai grifoni, Diana e il cervo, la Torre di Babele, i mesi e lo zodiaco, una sirena. La chiesa, a croce latina, misura 53 per 25 metri, divisa in tre navate da quattordici colonne di marmo; sotto, la cripta dell'XI secolo conta 48 campate e oltre settanta sostegni di provenienza antica e altomedievale, con l'affresco della Madonna nera Odegitria accanto all'altare. Il perché di molte cose, qui, è il 1480. Il Comune ricorda l'assedio ottomano di luglio, la caduta della città il 12 agosto e il martirio sul Colle della Minerva il 14 agosto; i martiri sono stati canonizzati nel 2013. Durante il dominio turco, scrive il portale, la cattedrale fu trasformata in moschea; dopo la liberazione l'arcivescovo Serafino da Squillace fece fare il rosone rinascimentale, e fu allargata l'abside destra, dove i resti dei martiri stanno in sette teche di marmo sotto un arco barocco voluto dall'arcivescovo De Aste, lo stesso del soffitto a cassettoni dorati. Il giorno dopo si esce dalla città verso le sue difese.

Giorno 2 — Otranto, castello, torri e capo

Il castello aragonese ha pianta pentagonale e irregolare, fossato e tre torrioni cilindrici agli angoli, secondo la scheda del Ministero della Cultura, che ne attribuisce il progetto a Ciro Ciri con Francesco di Giorgio Martini. Il lato che conta è quello del mare: nel 1578, con i baluardi esterni, fu aggiunto sul lato verso il mare un bastione a punta, con gli stemmi di Antonio De Mendoza e di Don Pedro da Toledo; sul portale c'è lo stemma di Carlo V. La stessa logica di guardia continua fuori città. La Torre del Serpe, oggi rudere, sta su un promontorio a sud a circa 35 metri sul mare; per il portale comunale la sua origine è incerta, ma dal XVI secolo entrò nel sistema delle torri costiere, in contatto con Otranto e con la Torre dell'Orte. Il dettaglio singolare è nello stemma civico: il serpente avvolto alla torre, che una leggenda lega a un rettile ladro dell'olio del faro. A Punta Palascìa, il faro fu costruito nel 1867, inaugurato nel 1869 e abbandonato negli anni Settanta per l'automazione; sta su una scogliera di quasi cento metri, sul promontorio che il portale indica come il più orientale d'Italia. A Porto Badisco, circa 11 km a sud di Otranto, c'è la Grotta dei Cervi, scoperta il 1° febbraio 1970 da cinque speleologi del gruppo «Pasquale De Lorentiis» di Maglie: scene di caccia al cervo, spirali e impronte di mani dipinte con guano di pipistrello e ocra. Non è visitabile, per tutelarne il microclima. Domani si va a Uggiano, il paese che vegliava sulla città.

Giorno 3 — Uggiano la Chiesa e Casamassella

Uggiano compare nei documenti del Duecento e Trecento come «Ojano» o «Osciano». Il suo legame con Otranto è scritto nella storia che ne dà il Comune: nel giugno 1219 Federico II donò il casale all'arcivescovo di Otranto, e la Chiesa otrantina lo tenne fino all'abolizione della feudalità nel 1806. In paese la parrocchiale di Santa Maria Maddalena, secondo Wikipedia, ha una facciata barocca completata nel 1775, un coro ligneo intarsiato del 1796 di Raffaele Monteanni di Lequile e un ciclo della Maddalena di Oronzo Tiso. A Casamassella il castello mostra ancora muro a scarpa, caditoie e un balcone settecentesco con mascheroni; il progetto comunale sul borgo ne ricostruisce la successione dai Sambiasi ai Maramonte, ai De Falconibus, ai Rondachi di Otranto, ai governatori spagnoli del Seicento e ai De Marco, il cui nome e i cui beni passarono per adozione a Raffaele, capostipite dei De Viti de Marco. Da quella casa vennero l'economista e meridionalista Antonio De Viti de Marco (1858-1943) e la sorella Carolina, che fondò una scuola di merletti; il filo arriva alla Fondazione Le Costantine, nata nel 1982, dove si tesse ancora su telai a quattro licci. Fuori dal borgo, nella Valle dell'Idro, la cripta bizantina di Sant'Angelo conserva un'iconostasi in pietra a tre fornici, segno del rito orientale, e affreschi in due strati, probabilmente del XII e del XIII-XIV secolo. Le visite non sono indicate. Il giorno dopo, nella nostra sequenza, Santa Cesarea e Diso.

Giorno 4 — Santa Cesarea Terme e Diso

A Santa Cesarea Terme il perché è sotto la scogliera. Il portale regionale descrive acque di circa 30 gradi, ricche di zolfo e iodio, usate per cure dal XVI secolo, e uno sviluppo termale ottocentesco con le residenze estive di famiglie di Lecce; quattro grotte marine, Gattulla, Fetida, Solfurea e Solfatara, sono nominate da questa e da una rivista privata. Villa Sticchi, eclettica con elementi moreschi, è privata e si guarda dall'esterno. A Porto Miggiano, nello stesso comune, una torre circolare del XVI secolo apparteneva al sistema di avvistamento, in vista di Castro e di Santa Cesarea. Diso riceve poche righe, da fonti private da riverificare: la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo porta una dedica del 1758, ha la facciata in carparo delle cave di Ortelle e un campanile di 25 metri del 1903, rifatto dopo l'uragano del 10 settembre 1832; nel territorio di Diso, che comprende la frazione di Marittima, la stessa fonte ricorda la chiesa dell'Immacolata del 1664 e il menhir Vardare, a forma di T con croci graffite. Santa Cesarea, Diso e Otranto, secondo l'Ente Parco, fanno parte del Parco naturale regionale Costa Otranto–Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, istituito nel 2006: falesie e prati aridi, endemismi come il garofanino salentino e il fiordaliso di Leuca, pajare e torri. Uggiano non vi è compreso. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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