Giurdignano · Giuggianello · Minervino di Lecce · Cannole · Palmariggi · LE
Cinque comuni della provincia di Lecce e un filo che le fonti reggono solo in parte: le pietre erette e le tavole di pietra della preistoria salentina. Per Giurdignano, Giuggianello e Minervino di Lecce il tema poggia su schede del Ministero della Cultura che descrivono menhir e dolmen, con misure e date; per Palmariggi su un solo menhir noto da fonti private; per Cannole su nulla, e lì il viaggio cambia argomento e segue la lingua e un tracciato che una cartoguida del 2015 intitolava «Devozione dei pellegrini». Nella nostra proposta è un percorso da fare in parte camminando tra uliveti e strade vicinali per vedere pietre, e di convivere con molte domande aperte: di nessun menhir del gruppo le schede sanno dire con certezza l'età. L'ordine delle tappe e la divisione in giorni sono una nostra proposta.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Giurdignano
Il viaggio comincia in una piazzetta che porta il nome della pietra che la occupa: il Menhir di San Vincenzo, in «Piazzetta del Menhir», è un monolite di circa 3,45 metri per una sezione di 45 per 32 centimetri, infisso nella roccia affiorante. La scheda del Ministero della Cultura lo colloca nel gruppo delle «pietrefitte salentine» e riporta onestamente il disaccordo degli studiosi: per alcuni sono pietre pre-protostoriche poi cristianizzate, per altri non anteriori all'alto medioevo, e la cronologia resta «non determinabile». Lo si vede anche nei nomi, secondo una lettura nostra: le pietre portano nomi di santi, e una ha una croce scolpita, un'altra una grotticella con immagini sacre. Il Menhir di San Paolo, poco fuori l'abitato su una vicinale, è alto circa 2,26 metri; intorno, dice la scheda, una decina di fosse trapezoidali, «forse» una piccola necropoli, e sul fianco una grotticella con immagini molto ritoccate in cui la Madonna e San Paolo stanno accanto a un ragno, allusione alla protezione dal morso della taranta. Una scheda del sito del Comune di Uggiano la Chiesa dedicato a Casamassella collega quel culto alla guarigione delle tarantate. Il terzo monolite, quello della Madonna di Costantinopoli, sta a un trivio in periferia verso Uggiano e Casamassella e porta una piccola croce scolpita sul lato nord. Il portale italia.it chiama Giurdignano «Giardino megalitico d'Italia». Sotto terra c'è un'altra storia: lo stesso sito data al 1518 il frantoio ipogeo detto Trappitello del Duca, che produsse olio fino al 1940 e che il Comune di Giurdignano ha acquistato nel 2000 aprendolo al pubblico; intorno al 1870 nel territorio di Giurdignano i frantoi ipogei erano quattro. Al confine con Giuggianello comincia la giornata successiva.
Giorno 2 — Giuggianello e Minervino di Lecce
Il Dolmen Stabile, detto anche Quattromacine, sta nel fondo da cui prende il nome, in territorio di Giuggianello ma, secondo la scheda ministeriale, al confine con Giurdignano. Qui la datazione c'è: età del Bronzo medio, uso rituale nella prima metà del II millennio a.C. Il lastrone di copertura poggia su nove sostegni, due monolitici e sette fatti di pietre sovrapposte, ed è percorso da un solco che converge in una coppella centrale; la camera è orientata a sud-sud-est. Nello stesso comune la banca dati del Ministero descrive i Massi della Vecchia, tre monoliti chiamati «Lu letto te la vecchia», «lu furticeddhu», cioè il fuso, e «Piede di Ercole», che la tradizione orale lega a una strega custode di un tesoro: racconto da leggere come racconto, perché la scheda stessa non sa datare le pietre. Il paese ha un nucleo antico che la scheda fa risalire all'XI secolo, a 79 metri di quota e a circa 36 km a sud-est di Lecce; la chiesa madre di Sant'Antonio Abate mostra una facciata barocca in pietra leccese «rimasta incompiuta per la carenza dei mezzi finanziari». Giuggianello è anche uno dei dieci comuni del Parco dei Paduli, dove, per un'altra scheda del Ministero, i canali portano le acque verso le vore, cavità carsiche naturali, e le casedde sono usate soprattutto d'estate. Nel pomeriggio, nella nostra proposta, si passa a Minervino: il Dolmen Li Scusi sta in un uliveto lungo la provinciale 56, a metà strada tra il paese e Uggiano la Chiesa. La scheda ministeriale lo assegna alla prima metà del II millennio a.C. per analogia con i dolmen maltesi; ha una cella unica senza corridoio, un lastrone su otto piedritti e misura 1,10 per 3,80 per 2,45 metri. Il dettaglio da cercare è burocratico: il vincolo che lo protegge è del 12 novembre 1910, in base alla legge del 1909. Wikipedia aggiunge una Chiesa Madre della metà del Cinquecento con portali scolpiti e rosone, e nella frazione di Cocumola fogge messapiche per le granaglie: dati da riverificare. Il giorno dopo le pietre si diradano.
Giorno 3 — Cannole e Palmariggi
A Cannole le fonti aperte non conoscono né dolmen né menhir, e conviene dirlo. Quello che le fonti aperte conservano è una notizia sulla lingua: secondo il Comune di Cutrofiano, all'inizio dell'Ottocento Cannole era tra i tredici paesi di Terra d'Otranto, le Decatría Choría, che conservavano lingua e tradizioni greche. Wikipedia lo colloca a 29 km a sud-est di Lecce e indica come patrono San Vincenzo Ferreri, festeggiato il 5 aprile. Da qui passava la traccia che una cartoguida del 2015 pubblicata su dms.puglia.it chiamava «Devozione dei pellegrini», da Carpignano Salentino a Palmariggi. Anche Palmariggi va raccontata in poche righe, tutte da fonti private: Wikipedia ricorda un castello aragonese del Quattrocento di cui restano due torri e la chiesa madre di San Luca Evangelista, ricostruita dopo il 1777; il portale escursionistico Komoot descrive il Menhir di Montevergine, alto circa 1,90 metri e restaurato più volte, accanto al santuario della Madonna di Montevergine. È l'ultima pietra fitta del viaggio. Da Palmariggi la seconda traccia della cartoguida, «Alle porte d'Oriente», proseguiva verso Otranto: nella nostra proposta il viaggio si chiude qui, con quella strada in vista.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 9 difetti corretti · non approvato