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Dai due mari di Taranto ai feudi dei Muscettola

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Castello Aragonese (Taranto) 01 · foto Bernard Gagnon, CC0, Commons

Taranto · Leporano · Pulsano · Torricella · TA

Si parte dalla città vecchia di Taranto, che il Comune descrive come un'isola, e si prosegue, in un percorso di nostra composizione, verso tre comuni della stessa provincia. Il tema che ci era stato proposto, «città e mare», regge solo in parte: le fonti lette parlano di mare per Taranto, Leporano e Pulsano, e di Torricella dicono soltanto che ha una località marina, Torre Ovo. Due fili, invece, tengono davvero: le torri e le fortezze contro le incursioni dal mare, che le fonti ricordano a Leporano e a Pulsano, e la fuga dalla costa per sfuggire ai pirati che il Comune di Torricella pone all'origine del paese; e una famiglia, i Muscettola, principi di Leporano, che le pagine comunali ritrovano anche a Pulsano e a Torricella. Il raggruppamento è nostro. È un viaggio per chi vuole leggere una città stratificata e poi una campagna di castelli e di feudi.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Taranto, la città vecchia

La giornata si apre in Piazza Castello, davanti a due colonne e a un frammento di una terza: è quanto resta, secondo il Comune, di un tempio dedicato a una dea, che la scheda data al primo venticinquennio del VI secolo a.C. Sulla stessa piazza, sulla punta meridionale dell'isola, il Castello Aragonese: il Comune lo dice inaugurato nel 1492 sul sito di una fortezza bizantina, a pianta quadrangolare con quattro torri, intitolate a San Cristoforo, San Lorenzo, all'Annunziata e alla Bandiera. La cappella di San Leonardo è «probabilmente» opera di Francesco di Giorgio Martini, e per tradizione vi si celebrò il matrimonio di Maria d'Enghien con Ladislao di Durazzo, due nomi che ritroveremo a Pulsano. Il castello è ancora oggi, scrive il Comune, una base della Marina Militare a tutti gli effetti. La Cattedrale di San Cataldo era dedicata un tempo a Maria Maddalena; fu rimaneggiata nel X secolo sotto Niceforo II Foca, e i resti del santo patrono, racconta il Comune, furono trovati presso il battistero nel 1071. Sul lato occidentale, San Domenico Maggiore, finita intorno al 1360 e un tempo chiamata San Pietro Imperiale, poggia sui resti di un grande tempio greco. Poco lontano, Via Cava: in origine una depressione naturale, livellata già in età greca, nel Medioevo fu scavata di ambienti ipogei che servivano da frantoi, cantine e granai, molti di proprietà di nobili, clero e ordini religiosi. Nella parte alta sta un ipogeo funerario, sistemato probabilmente nel Medioevo riutilizzando aree cavate in epoca greca; si visita su prenotazione. Il giorno dopo si esce dall'isola.

Giorno 2 — Taranto verso Leporano

Si lascia la città vecchia dal Ponte di Pietra, costruito nel 1883 con tre arcate per 115 metri: sostituisce, scrive il Comune, un ponte bizantino a sette arcate del X secolo distrutto da un'alluvione, e da qui si guardano il Mar Piccolo e il Mar Grande. Sul Corso Due Mari, nel Borgo, il Monumento al Marinaio del 1974, in bronzo, mostra due marinai che salutano le navi in transito nel canale navigabile tra i due mari; ricorda i caduti, in particolare quelli della notte dell'11 novembre 1940. La ringhiera del corso, dei primi del Novecento, porta la stella e lo stemma della Marina sabauda.

Leporano riceve poche righe, perché il suo sito comunale non ha pagine di storia. La Regione colloca tra Porto Saturo e Porto Perone il Parco Archeologico di Saturo, con reperti dal Neolitico all'età romana e una villa romana di età imperiale, con ambienti residenziali e terme, e mosaici a scacchiera rossa e bianca; dentro il parco sta la Torre Saturo, della seconda metà del Cinquecento, postazione contro i pirati. Sulla costa la Batteria Cattaneo, dice il Comune senza darne la data, fu edificata per sorvegliare il tratto ionico. In paese il Castello Muscettola: una torre sveva di avvistamento del XII-XIII secolo, un mastio tardo angioino, mura nel Cinquecento, la trasformazione in palazzo nel Seicento; dal 1617, scrive il Comune, appartenne ai principi Muscettola, signori del feudo fino a metà Ottocento. Il loro nome conduce alla tappa successiva.

Giorno 3 — Pulsano e Torricella

Lungo la litoranea di Pulsano, nel Bosco Caggioni, la Torre Castelluccia apparteneva secondo il portale comunale al sistema antipirata del Viceregno spagnolo, tra la Torre Saturo e la scomparsa Torre Rossa. Uno scavo del 1948 vi mise in luce un abitato dell'età del Bronzo e del Ferro; oggi la torre, scrive il portale, è in forte degrado. I materiali di quegli scavi e della villa romana di Luogovivo sono nel Museo Archeologico, al primo piano del convento dei Riformati, voluto da Nicolò Sergio Muscettola, principe di Leporano e Pulsano. In paese il Castello De Falconibus nacque, scrive la Regione, come una sola torre quadrata; nel 1435 Marino Delli Falconi lo ampliò con cinque torri di forma e altezza diverse. Il Comune lo acquistò nel 1912 e vi tenne il municipio fino al 1993. Accanto, la Torre dell'Orologio ha un meccanismo milanese di Cesare Fontana. Ogni estate il corteo di «Polso Sano» ricorda la visita del 1407 di Ladislao e Maria d'Enghien. Il Mulino Scoppetta macinò dal 1883 al 1970; nel 1911 ebbe cilindri svizzeri Bühler, e nel 2001 il Ministero lo ha vincolato.

Torricella, per la sua pagina comunale, nacque verso l'XI secolo da pastori e agricoltori che lasciavano la costa per sfuggire ai pirati saraceni. Ha una cripta della Santissima Trinità del XII secolo e un castello in tufo con cinque torri, che nel 1780 Giovanni Antonio Muscettola di Leporano comprò con il feudo e che, passato poi al Comune, fu aperto nel 1988. Torricella è comune autonomo dal 31 luglio 1954, dopo essere appartenuta a Sava e poi a Lizzano; la pagina comunale la dice, dopo Statte, il comune più giovane della provincia. Verso il mare sta la frazione di Monacizzo, il cui nome, secondo il Comune, ricorda i monaci basiliani che vi avrebbero fondato un casale nel X secolo. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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