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Le due forme della gravina

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Gravina di Massafra - Abitazioni rupestri 03 · foto Dispe, CC0, Commons

Mottola · Massafra · Crispiano · Statte · TA

Quattro comuni della provincia di Taranto che l'Ente Parco elenca tra i quattordici del Parco naturale regionale Terra delle Gravine, istituito con la legge regionale n. 18 del 2005. Il filo è la roccia: secondo l'Ente Parco le gravine nascono in due modi, e l'Ente Parco colloca i villaggi di Petruscio e della Madonna della Scala nelle cavità di una delle due forme. Il secondo filo è storico e vale solo per due tappe: Mottola e Massafra facevano parte della stessa diocesi, quella di Mottola, quando nel 1818 fu soppressa. Il tema regge con pesi diversi. Di Massafra le schede del Comune dicono molto, di Mottola parla una scheda del Ministero della Cultura; per Crispiano abbiamo soprattutto un portale turistico di gestione incerta, e di Statte le fonti dicono poco, e lo scriviamo. Il raggruppamento è nostro. È un viaggio per chi vuole vedere case-grotta e chiese rupestri e capire perché stanno lì.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Mottola, Petruscio e Casalrotto

Mottola sta, scrive il portale italia.it, su un'altura affacciata sullo Ionio, in un anfiteatro calcareo immerso nelle gravine. Per capire la prima di queste conviene partire dalla geologia dell'Ente Parco: sotto c'è il calcare delle Murge, sedimentato nel Cretaceo in un mare poco profondo, coperto da calcareniti e argille più recenti. Dove l'acqua ha inciso la roccia mentre la terra si sollevava sono nate le gravine a V; dove invece la calcarenite, lungo gli interstrati, si è sfatta in sabbia, si sono aperte valli a U, con cavità basse e allungate. È in queste che, a Petruscio, l'Ente Parco colloca i villaggi rupestri.

L'altro polo è Casalrotto, lungo la SP 28. La scheda del Ministero della Cultura conta circa cento case-grotta sugli spalti di una lama poco profonda, con una necropoli medievale scavata solo in parte; un documento del XII secolo chiama il luogo Casalis Ruptus. Religiosi italo-greci vi fondarono tra IX e XI secolo il monastero di Sant'Angelo, e nel 1081 Riccardo Senescalco donò i monasteri del posto all'abbazia benedettina di Cava dei Tirreni. La chiesa di San Michele è su due piani sovrapposti: tra le pitture murali compare l'apostolo Giacomo con la conchiglia del pellegrino; nel piano inferiore stanno cinque tombe medievali. Dalla metà del Duecento il casale declinò fino all'abbandono, e nel Settecento i Caracciolo vi fecero costruire la masseria che ancora esiste. Italia.it ricorda che nel 2015 Garrone fece di queste grotte la casa dell'orco nel «Racconto dei racconti». Lo stesso Riccardo Senescalco promosse, secondo la Diocesi di Castellaneta, l'istituzione della diocesi di Castellaneta: nel 1099 il vescovo Amuri reggeva insieme Mottola e Castellaneta, dal 1110 le sedi ebbero vescovi distinti. Quando nel 1818 la diocesi di Mottola fu soppressa e unita a Castellaneta, il suo territorio comprendeva anche Massafra.

Giorno 2 — Massafra, la gravina di San Marco

A Massafra la gravina passa in mezzo al paese. Il Comune descrive un centro storico cresciuto attorno al castrum tra due gravine, San Marco e Madonna della Scala, con le prime abitazioni, le «vicinanze», scavate nel tufo per sottrazione: architettura in negativo. Il castello compare per la prima volta in un documento del 970 conservato a Montecassino; fortificato in età normanna, nel Cinquecento fu abitato dai Pappacoda, che aggiunsero bastioni e mura, e passò poi agli Imperiali, la cui aquila è scolpita accanto allo stemma dei predecessori. Oggi ospita la Biblioteca Comunale. Tre viadotti scavalcano la gravina di San Marco; sotto, il villaggio di Santa Marina, abitato secondo il Comune dall'VIII secolo alla fine dell'Ottocento, conserva la casa dell'Igumeno e una chiesa con tre altari, quello centrale di rito greco e i laterali di rito latino. Sui due versanti, le Grotte Parlanti si raggiungono dalla via del Procaccia, antica strada consolare usata anche dal servizio postale per evitare la pianura, spesso impantanata.

In piazza Garibaldi la Chiesa Madre di San Lorenzo porta le sue date incise: un capitello del 1533 con il leone dei Pappacoda, la consacrazione dell'11 febbraio 1582 nell'epigrafe sopra la porta; i restauri conclusi nel 1996 hanno fatto riemergere, sotto l'abside, una chiesa rupestre più antica. Il FAI descrive la chiesa rupestre della Candelora, a tre navate, con volte a schiena d'asino, a stella, a vela e a cupola, e un affresco della Presentazione al Tempio da cui prende il nome; un graffito vi segna l'anno 1576. Italia.it ricorda che Pasolini ambientò a Massafra la Cafarnao del «Vangelo secondo Matteo». Il giorno dopo si scende nell'altra gravina.

Giorno 3 — Massafra, la Madonna della Scala

La gravina della Madonna della Scala, per il Comune, è lunga quasi quattro chilometri e profonda circa quaranta metri; la parte centrale, detta Valle delle Rose, ospita circa seicento varietà di piante. Anche qui, scrive l'Ente Parco, i villaggi stanno nelle cavità di interstrato delle valli a U. Il Comune conta oltre duecento nuclei abitati fino al XII secolo, con frantoi, stalle, necropoli, pedagne scavate nella roccia e ponti di legno tra gli spalti. La Grotta del Ciclope ha restituito lame di selce e ceramica neo-eneolitiche; nella Grotta del Mago Greguro un ambiente detto «Farmacia» ha un centinaio di incavi che la tradizione lega alle erbe del mago e della figlia Margheritella. Una scalinata barocca di 127 gradini sale al santuario, costruito dal 1729 e aperto al culto nel 1737 su una cappella più antica; sull'altare maggiore un'icona del XII secolo, un'Odegitria dal volto scuro. Dal 1776 la Madonna della Scala è la principale patrona. Il viaggio poi lascia le gravine per le masserie.

Giorno 4 — Crispiano e Statte

Crispiano, per italia.it, sta ai margini orientali del Parco e conta circa un centinaio di masserie costruite tra Quattrocento e Ottocento; tra le grotte naturali segnala la Grotta Stinge, con stalattiti e stalagmiti, e ricorda il corredo di una tomba della Magna Grecia custodito al Museo archeologico nazionale di Taranto. Il portale crispianoturismo.it, il cui gestore non è certo, descrive le grotte del Vallone, popolate dal XII secolo, che dividono in due il paese, con la cripta di Santa Maria e le sue iscrizioni greche, e la Chiesa Vecchia, oggi Infopoint comunale. Lo stesso portale situa l'insediamento rupestre di Triglie in parte nel territorio di Statte, con gallerie a ventaglio che intercettano sorgenti. Wikipedia data al 1919 l'autonomia di Crispiano da Taranto, e al 1993 quella di Statte.

A Statte le fonti offrono poco. L'Ente Parco mette la gravina di Leucaspide tra quelle a V: l'altra forma, quella scavata dall'acqua. Nei pressi della masseria San Giovanni, al confine con Taranto, la scheda della Regione Puglia nel catalogo del Ministero descrive il dolmen di San Giovanni: quattro lastroni infissi e una copertura di circa tre metri per due, che la scheda attribuisce alla Media Età del Bronzo, nel II millennio a.C., trovato già saccheggiato da Luigi Viola nel 1884; nel 1887 Janet Ross vi trovò una mascella umana. È in proprietà privata e la scheda non indica orari. Nel 2022 il Comune ha bandito, e poi concluso, un concorso di progettazione per il recupero del Canale della Zingara e delle aree di accesso e affaccio sulla gravina nel centro abitato; lo stato dei lavori non è indicato. Qui il viaggio, nella nostra proposta, si chiude.

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