Ginosa · Laterza · Castellaneta · Palagianello · TA
Quattro paesi della provincia di Taranto costruiti sull'orlo di una gravina, quei solchi nella roccia che il Comune di Palagianello descrive come incisioni carsiche più profonde che larghe. Tutti e quattro compaiono nell'elenco dei comuni del Parco naturale regionale Terra delle Gravine, pubblicato dall'Ente Parco, e tutti e quattro, per vie e in tempi diversi, sono finiti nella diocesi di Castellaneta: è il secondo filo, meno visibile, di questo viaggio. Il tema regge per ciascuna tappa, ma con pesi diversi: di Palagianello e Ginosa le schede del Ministero della Cultura dicono molto, di Laterza le fonti ufficiali che abbiamo letto dicono poco, e lo scriviamo. Il raggruppamento è nostro. Lo proponiamo a chi vuole leggere un paese a partire dalla roccia su cui sta.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Ginosa, le due sponde della gravina
Si comincia dal bordo: a Ginosa, scrive la scheda del Ministero della Cultura, le pareti tufacee della gravina corrono intorno all'abitato per oltre dieci chilometri. Il perché di quelle pareti lo spiega la pagina del Comune di Palagianello, che ritroveremo all'ultima tappa: le gravine nascono in calcarenite tenera o in calcare cretacico, per erosione chimica e meccanica aiutata dai movimenti tettonici, formatesi circa un milione di anni fa; dove i depositi della pianura sono più sottili, la stessa origine ha dato invece le lame, larghe e poco profonde. Sul versante occidentale, a sud del paese, sta Rivolta: la scheda ministeriale conta 66 case-grotta su cinque livelli, legate da sentieri, scalinate e pedagne, con piazzette dette jazzi e giardini pensili; ogni casa aveva comignolo, stalla, frantoio ipogeo e una cisterna per l'acqua piovana, e nelle pareti restano nicchie, anelli, mangiatoie. Il versante opposto era destinato al culto: la scheda nomina l'insediamento di Santa Sofia e la chiesa di Santa Barbara, con vestibolo e tracce di affreschi, e altre chiese rupestri che la scheda elenca. Il portale italia.it ricorda che Pasolini girò qui, per il Vangelo secondo Matteo del 1964, il terremoto che segue la morte di Gesù.
Sopra la roccia, italia.it descrive un castello normanno affacciato sulla gravina, che attribuisce a Roberto il Guiscardo e alla difesa dalle incursioni saracene, e un centro storico sulla collina costruito solo dopo il Medioevo, con la Torre dell'Orologio e la Chiesa Madre del XVI secolo. Ginosa, dice la Diocesi di Castellaneta, appartenne per secoli alle diocesi di Acerenza e poi di Matera, e passò a Castellaneta solo nel 1976. La stessa sorte toccò al paese della tappa successiva.
Giorno 2 — Laterza e Castellaneta
Laterza riceve qui poche righe, perché il suo sito comunale non si è lasciato leggere. Il portale italia.it dà alla sua gravina 12 km di lunghezza e fino a 500 metri di larghezza, e colloca nel Palazzo Marchesale, che data al XIII secolo, il Museo della Maiolica, aperto nel 2015: Laterza è per il portale una delle «capitali della maiolica pugliese», bianca e blu. Nella gravina la LIPU gestisce dal 1999 un'oasi istituita nel 1984, tra pareti ripide e boschi di leccio; tra le specie cita il capovaccaio e il grillaio, e tra gli animali anche il lupo, la lontra e il geco di Kotschy. Come Ginosa, ricorda la Diocesi, Laterza fu aggregata a Castellaneta nel 1976.
A Castellaneta il filo diocesano si annoda. La sede vescovile, secondo la Diocesi, nacque alla fine dell'XI secolo con l'impulso del normanno Riccardo Senescalco, nipote del Guiscardo e signore di Mottola e Castellaneta; nel luglio 1110, scrive la Diocesi, Mottola e Castellaneta ebbero vescovi distinti. Dal 1226 i vescovi contesero ai monaci cavensi le chiese rupestri di San Matteo e San Sabino. Della cattedrale la Diocesi racconta le cappelle aperte dalle confraternite nel 1538 e nel 1643 e la facciata in calcare bianco del 1771, che cancellò all'esterno le forme romanico-gotiche: restano il campanile, archetti trilobati e due capitelli scolpiti a motivi vegetali, con una maschera tra il fogliame. La gravina, scrive italia.it, ha un salto di quasi 150 metri, e il portale riferisce che nel Medioevo i contadini vi cercavano rifugio dalle incursioni dei pirati. In paese nacque nel 1895 Rodolfo Valentino: il museo a lui dedicato, nell'ex monastero di Santa Chiara, aperto il 18 giugno 2010, espone 35 locandine e la ricostruzione del set de «Il figlio dello Sceicco»; secondo italia.it apre venerdì e sabato, 10-12 e 17-20, e la domenica mattina. Dal 1818, aggiunge la Diocesi, il territorio della soppressa diocesi di Mottola fu unito a Castellaneta: con esso, Palagianello.
Giorno 3 — Palagianello, dal castello al santuario
L'ultimo paese si legge dall'alto. Secondo la scheda del Ministero della Cultura, nel punto più alto sta il Castello Stella-Caracciolo, con torrioni angolari e fossato, avviato probabilmente dai Domini Roberti, con un importante intervento nel Settecento sotto i Caracciolo; la torre nord-occidentale è rimasta incompiuta. La stessa scheda ricostruisce una storia intermittente: una carta del 1421 lo dice feudo antico e disabitato, un documento del 1463 descrive un casale abitato; nella seconda metà del Quattrocento divenne Università grazie alle prammatiche di Ferrante I d'Aragona, e il casale si popolò nel primo ventennio del Cinquecento. Dopo i De Ribera, i Caracciolo lo tennero fino al 1806; poi Palagianello fu frazione di Palagiano dall'inizio dell'Ottocento al 1908. Una porta immette nella piazza quadrangolare con la chiesa di San Pietro Apostolo.
La Via Vecchio Santuario collega il castello al villaggio rupestre, abitato, per la scheda, fino agli anni Settanta del Novecento. Il Comune descrive decine di grotte su più livelli, ad accesso libero, e sette chiese. In San Girolamo le tracce di affreschi del XIV-XV secolo convivono con sinopie probabilmente mai completate; Sant'Andrea, con affreschi dal XII al tardo XVI secolo, è stata ferita dall'apertura di una cava di tufo; San Nicola fu per tutto il Medioevo la cappella funeraria di una famiglia, e in una tomba vi è stato trovato un tesoretto di monete veneziane del XV secolo; lo Iazzo Rivolta finì ricovero per il bestiame. Il nostro percorso arriva al Santuario della Madonna delle Grazie, dove, scrive il Comune, un masso conservato all'interno ricorda il crollo degli anni Settanta che costrinse a restaurare la facciata. Qui il viaggio, nella nostra proposta, si chiude.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 11 difetti corretti · non approvato