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Lungo il Fortore, dai mulini di Roseto alla diga di Occhito

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Celenza Valfortore · foto Fuoco Fatuo, CC0, Commons

Roseto Valfortore · San Marco la Catola · Celenza Valfortore · Carlantino · FG

Quattro paesi della provincia di Foggia lungo il corso del Fortore. Roseto Valfortore sta nell'alta valle del fiume, secondo la scheda del Ministero della Cultura; San Marco la Catola, Celenza Valfortore e Carlantino si affacciano sul lago di Occhito, che il Fortore forma dietro una diga costruita tra il 1958 e il 1966. Celenza e Carlantino hanno una storia comune: il secondo nacque nel 1582 come casale nuovo nel feudo del primo, per volontà di un barone Gambacorta. La Strategia Aree Interne del Governo descrive l'area come fragile e segnata dallo spopolamento. Il tema dei sentieri regge poco: due tracciati di un programma del 2015 toccano tre dei quattro paesi; uno dei due, il Sentiero Frassati, è citato anche dal GAL Meridaunia presso le piscine di Roseto, con un'altra destinazione; del percorso attuale non abbiamo conferma. È un viaggio per chi ha tempo per i paesi piccoli e le loro carte.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Roseto Valfortore, le stréttole e i mulini

Roseto sta a 650 metri sul versante occidentale di Monte Stilo, nell'alta valle del Fortore. La scheda del Ministero della Cultura spiega perché il luogo fu probabilmente abitato presto: le numerose sorgenti rendevano fertile il terreno, buono per orti e pascolo. Il nome compare per la prima volta, ricorda il GAL Meridaunia, in una carta longobarda del 752 con cui re Liutprando concesse la libertà alla schiava Cunda e al figlio Liupergo. Gli Angiò riunirono le popolazioni sparse in un abitato più consistente; il feudo andò ai Di Capua: nel Cinquecento il marchese Bartolomeo III fece costruire il Palazzo, con un massiccio torrione, e la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta. L'Arco della Terra, unica porta superstite della cittadella medievale e forse il suo passaggio principale, ha una testa in pietra detta «testa del marchese»; vi si issava una bandiera, scrive il GAL, nei giorni in cui il feudatario amministrava la giustizia. Da Piazza Vecchia partono le stréttole, vicoli lastricati: uno dei più stretti serviva a raccogliere l'acqua piovana. Gli scalpellini ricavarono dalla cava locale portali, colonne e la balaustra della Chiesa Madre. L'oratorio di San Filippo Neri fu casa privata fino al 1623, quando l'arciprete Don Sante De Santis la donò ai Rosetani: ogni 26 maggio dal suo balcone si lanciano pane e ortaggi, usanza nata, scrive il GAL, per dare un pasto agli indigenti.

Per il GAL il Mulino Vecchio ospita il Museo di Arte Antica, e dalle vasche del Mulino a Monte sono state ricavate delle piscine, vicino all'inizio di un tratto del Sentiero Frassati. Il bosco comunale di Vetruscelli, raggiungibile dal borgo, ha l'Osservatorio di Ecologia Appenninica. Il giorno dopo si va verso la valle della Catola.

Giorno 2 — San Marco la Catola, dal castrum al palazzo

San Marco la Catola sta nel Subappennino Dauno, sulla valle della Catola, sopra la confluenza con il Fortore. La scheda del Ministero della Cultura lo trova tra i castra svevi dello Statutum de reparatione castrorum, del 1241-1246. Nel 1274 il castrum era dei Bartaldo; in età angioina il paese fu esentato dalle tasse perché spopolato e impoverito, finché la regina Giovanna I tolse l'esenzione. Al centro sta il Palazzo ducale dei Pignatelli, complesso fortificato irregolare con due torri, alte mura, bastioni e triplice ingresso; il nucleo è forse medievale, ma nessuno, avverte la scheda, ne ha studiato in modo sistematico le fasi. I Pignatelli tennero il feudo fino al 1821, quando l'ultimo feudatario lo vendette ai Veredice. Per il GAL Meridaunia il palazzo è oggi in restauro, e ogni 21 agosto sotto le sue mura si tiene la Giostra della Jaletta.

Intorno, vicoli a gradinate e case modeste su due piani, con la casa vera e propria e il «basso», che ha una porta secondaria. La parrocchiale di San Nicola di Mira fu completata nel 1611; fuori le mura la cappella di San Rocco nacque dopo la peste del 1657. Il convento dei Cappuccini fu fondato nel 1585 accanto alla cappella di Santa Maria di Giosafat, e la chiesa fu consacrata nel 1713 dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, poi papa Benedetto XIII. Per italia.it, nel primo Novecento Padre Pio, allora studente di teologia, visse qui per un breve periodo. Il giorno dopo si va a Celenza, un altro paese della stessa sponda.

Giorno 3 — Celenza Valfortore, il paese dei Gambacorta

Celenza Valfortore sta al confine con il Molise, dove, scrive il GAL Meridaunia, si incrociavano antichi percorsi e tratturi della transumanza. Secondo il GAL i Gambacorta ricostruirono il paese dopo il terremoto del 1456; nel 1571 prese il nome di «Celenza di Valle Fortore» e la dea Cerere come emblema. Il castello fu avviato nel 1467 da Giovanni Gambacorta e trasformato nel 1575 da Carlo in dimora gentilizia; una seconda torre, che nel Settecento ospitava le carceri, crollò dopo un incendio appiccato nel 1799 dai rivoluzionari partenopei. Oggi è residenza privata e si vede quasi solo da fuori: torre merlata, tre logge, cortile coperto.

Per il barone Carlo Gambacorta cominciarono nel 1569 anche i lavori di Santa Croce. La facciata seguiva in origine modelli romanici abruzzesi, e ne restano rosone e volute; nel 1970 furono demoliti, «improvvidamente» scrive il GAL, i tredici altari barocchi. Vi si conservano un San Giuseppe con il Bambino in legno di Giacomo Colombo e un'Assunzione della Vergine del 1656 di Benedetto Brunetti. Nel 1622 Andrea Gambacorta e Feliciana Spinelli fecero costruire chiesa e monastero di San Nicola, che sul portale onora un'antenata, la beata Chiara Gambacorta, e conserva una pala del 1759 di Michele Scaroina; per tre secoli vi vissero le clarisse. Il giorno dopo si va nel paese che un Gambacorta fondò ex novo.

Giorno 4 — Carlantino e il lago di Occhito

Carlantino sta su una dorsale che domina la valle del Fortore e l'invaso di Occhito, al confine con il Molise. Secondo la scheda del Ministero della Cultura, nel Medioevo nei pressi c'era il casale di San Giovanni; l'abitato attuale lo fondò nel 1582 il barone Carlo Gambacorta, che ottenne da Filippo II l'assenso a costruire un casale nuovo nel feudo di Celenza. Il nome originario, registra la scheda, era Carlentino. L'impianto di fondazione resta: due file parallele di case lungo un asse nord-sud, strade ampie, tra il Palazzo baronale e la parrocchiale. Nel 1809, nel decennio murattiano, Carlantino divenne comune autonomo da Celenza. La parrocchiale di San Donato fu ultimata nel 1602 e ricostruita nel 1757; nel 1711, alla visita apostolica del cardinale Domenico Orsini, aveva annesso un ospedale per poveri e viandanti. La stessa visita cita la cappella della Santissima Annunziata, ai piedi di Monte San Giovanni, dove il FAI segnala un organo a canne non firmato, di tradizione organaria napoletana, con le iniziali «G. M.» e la data 1877; è danneggiato, e il FAI ne chiede il recupero.

Secondo il GAL Meridaunia la diga di Occhito, che sbarra il Fortore nel territorio di Carlantino, fu realizzata tra il 1958 e il 1966; il lago ha paesi pugliesi su un versante e molisani sull'altro ed è gestito dal Consorzio di Bonifica di Capitanata per irrigare buona parte del Tavoliere. Il fiume dell'alta valle di Roseto qui viene trattenuto per i campi della pianura: il viaggio, nella nostra proposta, si chiude sulla riva.

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