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I paesi dei profughi sui Monti Dauni

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Castelnuovo della Daunia - Piazza Plebiscito · foto Amswblde, CC BY-SA 4.0, Commons

Motta Montecorvino · Pietramontecorvino · Castelnuovo della Daunia · Casalvecchio di Puglia · Casalnuovo Monterotaro · FG

Cinque paesi della provincia di Foggia, tra i rilievi della Daunia e la valle del Fortore. Li lega una storia di gente in fuga. Motta Montecorvino, secondo la sua scheda ministeriale, nacque da abitanti di un'antica roccaforte bizantina, porta il nome di Montecorvino, città fondata dai Bizantini e poi abbandonata, e ne dipese come casale della baronia; una relazione archeologica del 2019, da riverificare, ne fa venire gli abitanti proprio da Montecorvino; Castelnuovo della Daunia, Casalvecchio di Puglia e Casalnuovo Monterotaro accolsero tra Quattro e Cinquecento profughi albanesi, e a Casalvecchio, dice il Comune, gli anziani parlano ancora l'arbëreshë. Il tema dei sentieri da cui eravamo partiti regge poco: due tracciati di un programma del 2015 toccano solo Pietramontecorvino e Castelnuovo, e non abbiamo trovato conferma che esistano oggi. È un viaggio per chi legge i paesi attraverso le loro origini più che attraverso i monumenti.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Motta Montecorvino e la città che non c'è più

Si arriva a Motta Montecorvino, a circa 662 metri, sul versante sinistro dell'alta valle del torrente omonimo, ai piedi del Monte Sambuco: così la scheda del Ministero della Cultura, che ricorda anche il tratturo Lucera-Castel di Sangro che attraversa il paese e la vicina quercia di San Luca. Il nome rimanda a una città scomparsa: Montecorvino, secondo un documento dell'Università di Bari, fu fondata dall'Impero bizantino all'inizio dell'XI secolo per rafforzare la frontiera contro i Longobardi; una tesi di dottorato dell'Università di Foggia attribuisce l'iniziativa al catepano Basilio Boioannes e ne trova la prima menzione in un atto privato del dicembre 1044. Conquistata dai Normanni, fu assediata nel 1137 da Ruggero II, ricorda la scheda ministeriale di Pietramontecorvino; nel 1433 la sua sede vescovile fu annessa a Volturara, e intorno al XV secolo il sito fu abbandonato. Il casale di Motta, dice la sua scheda, nacque nella seconda metà del Trecento da abitanti di un'antica roccaforte bizantina costretti più volte a spostarsi dagli assedi; all'inizio del Quattrocento dipendeva ancora dalla baronia di Montecorvino, pur essendo già autonomo. Poi i Carafa dal 1478 al 1582, i Montalto, il terremoto del 1627 e la peste del 1657, che uccise circa tre quarti della popolazione: nel 1687 si contavano 122 abitanti. La chiesa madre è dedicata a San Giovanni Battista. Il Ministero cataloga a Motta Montecorvino un bastone di San Giovanni Battista in argento della prima metà del Novecento, di ambito napoletano, con l'iscrizione «Ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi», detenuto da un ente religioso cattolico che la scheda non specifica. Una relazione archeologica del 2019, da riverificare, aggiunge che nella Seconda guerra mondiale i tedeschi usarono il campanile come fortezza.

Della città madre restano, per gli archeologi, una torre conservata per circa 24 metri, la cattedrale e numerosi silos per il grano scavati nel terreno; le indagini magnetometriche pubblicate nel 2024 ne hanno restituito l'intera pianta, con gli isolati perpendicolari alla strada principale. Non sappiamo se il sito si visiti. Il giorno dopo si va a Pietra.

Giorno 2 — Pietramontecorvino e il cammino di Sant'Alberto

Pietramontecorvino sta su uno sperone roccioso sopra la valle del Triolo, affluente del Candelaro, come lo descrive Wikipedia. La tesi dell'Università di Foggia nota che una sua torre ha caratteri simili a quella della città madre; sull'epoca della sua fondazione le fonti non concordano, e qui la lasciamo da parte. Il nucleo fortificato, la Terra Vecchia, tiene insieme la chiesa di Santa Maria Assunta e due torri: l'orientale, secondo ricerche dell'Università di Foggia riferite dalla scheda, è la parte più antica. Il portale italia.it descrive un impianto a lisca di pesce di vicoli stretti e il Palazzo Ducale, dominato da una torre di quasi quaranta metri, con due cortili e un giardino pensile, e segnala botteghe di ferro battuto. Solo nel 1862, ricorda la scheda ministeriale, il paese prese il nome attuale.

Il legame con la città scomparsa è un cammino. Secondo lo studio di L. Carnevale sui santuari cristiani di Puglia, le rovine della cattedrale di Montecorvino sono oggi il santuario di Sant'Alberto, le cui reliquie e la cui statua lignea si conservano a Pietramontecorvino; ogni 16 maggio la statua è portata in pellegrinaggio alle rovine, accompagnata dai palii, alti tronchi decorati con fazzoletti donati dalle donne del paese. Un portale di eventi lega la processione a un racconto devoto del 1889, quando per una siccità vi si unirono anche Motta e Volturino: è memoria di fede, non cronaca verificata. Dal giorno dopo si va verso la valle del Fortore.

Giorno 3 — Castelnuovo della Daunia, Casalvecchio di Puglia, Casalnuovo Monterotaro

Castelnuovo della Daunia guarda il Fortore da circa 543 metri, sul versante orientale dei monti della Daunia. La scheda del Ministero della Cultura ne conserva i nomi: Castrum Sclavorum in origine, Castellucium de Sclavis nel 1280; a fondarlo, secondo la scheda, in due ondate tra il VII e il X secolo, furono genti venute dai Balcani dette Schiavoni. Alla fine del XII secolo si cominciò la chiesa madre di Santa Maria della Murgia; nel Cinquecento i de' Sangro fecero costruire il convento dei Frati Minori con la chiesa della Maddalena, che conserva un portale medievale; il nome attuale fu deciso il 18 aprile 1863. Italia.it vi vede parte delle antiche mura e vicoli ripidi. Tra il 1468 e il 1476, scrive il Comune di Casalvecchio, qui si stabilirono profughi albanesi, a circa 3 km da Casalvecchio, e la convivenza con la comunità locale fu difficile. Casalvecchio, a quasi 500 metri secondo il Comune, tra cereali, ulivi e viti, è per il suo Comune un'isola linguistica: in arbëreshë si chiama Kazallveqi, ha lasciato il rito bizantino ma ha conservato lingua e tradizioni, e nel luglio 2023 ne ha celebrato il patrimonio con la Vëllazëria, la Festa della Fratellanza. Sulle date della sua rifondazione il Comune e la scheda ministeriale non concordano, e qui le lasciamo da parte. Il Comune descrive la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, eretta nel Cinquecento e consacrata nel 1717 dal cardinale Orsini, con una Madonna del Carmelo a olio di Michelangelo Sammarco; poi la Torre dei briganti, vicino al cimitero, e sulla provinciale tra Casalnuovo e Torremaggiore il Casone della Sgurgola, un torrione quadrato che italia.it descrive con la sommità merlata.

Si chiude a Casalnuovo Monterotaro, che per italia.it sta sul confine settentrionale della Puglia, a pochi chilometri dal Molise. La scheda ministeriale lo lega al vicino Monte Rotaro, dove un castellum è attestato alla fine del X secolo; ricorda che nel 1534 vi giunsero profughi greco-albanesi, con un loro quartiere a nord dell'abitato medievale. Nei boschi italia.it segnala resti di un'abbazia e di un castello, con una cisterna e una torre quadrata, senza nome né data: qui il racconto si ferma.

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