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Dalle grotte di Ceglie all'acropoli di Oria

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Castello di Oria al Tramonto · foto ParisTaras, CC BY-SA 4.0, Commons

Ceglie Messapica · Villa Castelli · Francavilla Fontana · Oria · BR

Quattro comuni della provincia di Brindisi, che la cartoguida regionale del 2015 univa nel percorso n.37, «Ciclovia dell'Acquedotto (I)». Il filo che li lega, nelle carte lette, è doppio. Il primo è messapico: Ceglie e Oria furono città di quel popolo; a Francavilla la Provincia di Brindisi segnala un piccolo insediamento tra IV e II secolo a.C., a Villa Castelli un'area abitata dal tardo Neolitico alla metà dell'età del Bronzo. Il secondo è la campagna: masserie con trulli e cripte, e un paese, Villa Castelli, nato da una tenuta. Il tema regge bene per Ceglie e Oria, meno per gli altri due, dove i Messapi sono poche righe e il racconto passa ai feudatari, gli Imperiali, signori di Francavilla e di Oria e padroni della tenuta da cui nacque Villa Castelli. Quasi tutto viene da una scheda della Provincia di circa il 2001. È un viaggio per chi legge un territorio dalle grotte alle torri.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Ceglie Messapica

Si comincia sottoterra, nella grotta carsica di contrada San Michele, dove la Provincia di Brindisi segnala un affresco della Madonna orante, «probabilmente» dell'VIII secolo, che indica come il più antico della provincia. La stessa scheda identifica Ceglie con la «Caelium» ricordata da Plinio, centro militare, politico e religioso dello Stato messapico, fiorito soprattutto tra il IV e il III secolo a.C. Guidò le città messapiche contro Taranto: prima vinse, poi fu conquistata e distrutta, e cadde il re Opis, che si ritiene abitasse la roccaforte cegliese. Le tombe con ricchi corredi e le numerose iscrizioni messapiche trovate nell'abitato, secondo la scheda di circa il 2001, erano conservate nella pinacoteca comunale; altre iscrizioni, dedicate ad Afrodite, vengono dalle grotte di Montevicoli, dove la stessa scheda indicava a Natale un presepe vivente. Il paese medievale ha la sua catena di signori: Carlo II d'Angiò diede il feudo in dote alla figlia Eleonora, sposa del barone Filippo di Tuzziaco; passò alla Curia arcivescovile di Brindisi, poi verso la metà del Trecento ai Sanseverino, quindi ai Luperano e ai Sisto-Britto. Accanto al castello, la chiesa matrice ha l'aspetto barocco che le fu dato nel 1796; la Porta di Giuso conserva tracce gotiche, la Porta Monterone una torre quadrata del Quattrocento. Fuori dall'abitato, le specchie dell'agro, tronchi di cono con scale esterne, erano probabilmente torri di avvistamento; e nella masseria Montedoro un complesso di trulli del 1792 ospitava, secondo la stessa scheda, il Museo della Civiltà del Trullo, dedicato alla vita contadina. Sulla via per Francavilla, la Madonna della Grotta custodisce una cripta basiliana con affreschi del XIII secolo: è la strada del giorno dopo.

Giorno 2 — Villa Castelli e Francavilla Fontana

Villa Castelli è un paese che è stato una tenuta. Per la Provincia, la fattoria «Li Castelli» sarebbe sorta su una villa rustica romana e nel Cinque e Seicento fu una delle maggiori tenute dell'agro di Francavilla; gli Imperiali vi allevavano cavalli di razza, attività fiorente a fine Settecento. Nel 1797, morto senza figli Michele, l'ultimo degli Imperiali, il duca di Monteiasi comprò la tenuta, fece costruire la chiesa del Santo Crocifisso e adattò a dimora il palazzo. A inizio Ottocento il nome divenne Villa Castelli, sul modello di Francavilla, di cui era frazione; Comune lo è dal 1926. Il sito privato Mondi Medievali aggiunge che il palazzo, ristrutturato nel 1926-28, è oggi sede del Comune, e ricorda il Trappeto del Duca scavato nella gravina e la torre merlata cinquecentesca della masseria Antoglia. Nel territorio c'è anche Pezza Petrosa, sito archeologico sulle cui date le fonti non concordano. Il Comune fa parte del Parco naturale regionale Terra delle Gravine. Sulla strada per Francavilla, la Madonna dei Grani sorge su una grancia basiliana del XII secolo.

Francavilla, a differenza delle altre, ha un fondatore. All'inizio del Trecento la volle Filippo I d'Angiò, principe di Taranto e signore di Oria; la tradizione racconta che nel 1332, a caccia di un cervo, il principe trovasse presso una fontana un'immagine della Vergine su un muro diroccato. Con le franchigie il casale di Villa San Salvatore divenne Franca Villa, poi Francavilla d'Otranto, e dal 1864 Francavilla Fontana, in ricordo dell'icona della Madonna della Fontana. Passata nel 1364 a Filippo II d'Angiò, fu da lui cinta di mura; seguirono Borromeo e Imperiali. Il palazzo Imperiali ne è il riassunto: torre quadrata del 1455 di Giovanni Antonio del Balzo Orsini, tre torri aggiunte nel 1536, restauri imperiali tra il 1701 e il 1730 che lo fecero residenza, con loggiato barocco a quattro arcate. Nel cortile resta il fonte battesimale trecentesco della chiesa angioina, distrutta dal terremoto del 1743: la matrice del Rosario fu ricostruita tra il 1743 e il 1759, con la cupola rivestita di maiolica. In contrada San Lorenzo, presso il canale Reale, una villa rustica romana di fine I secolo a.C. stava lungo l'Appia: la strada che domani entra in Oria.

Giorno 3 — Oria

Oria si guarda dalla sua acropoli, dove Strabone, che disse di averla vista, collocava la reggia della città messapica, là dove oggi è il palazzo vescovile. Erodoto ne attribuiva la fondazione a Cretesi di Minosse spinti da una tempesta; la Provincia ricorda che batteva moneta e che sotto il centro si stende una necropoli dal X-IX secolo a.C. al III d.C., i cui materiali sono in parte al Museo Nazionale di Taranto. In età romana l'Appia la attraversava per oltre un chilometro nella parte settentrionale. Il perché della sua seconda vita è una distruzione altrui: a fine IX secolo, dopo che i Saraceni ebbero distrutto Brindisi, la cattedra vescovile passò a Oria. Il vescovo Teodosio costruì sull'acropoli una chiesa per i corpi dei santi Crisanto e Daria, ottenuti da papa Stefano V nell'886; riscoperta nel 1822, è considerata la prima costruzione locale coperta a cupola. Da allora il patrono è San Barsanofrio, anacoreta palestinese del VI secolo, le cui reliquie vi giunsero a fine IX secolo. Il castello è di Federico II, 1227-1233, a pianta triangolare, con la torre quadrata dello Sperone e le torri cilindriche del Cavaliere e del Salto, queste probabilmente angioine; i proprietari, i conti Martini Carissimo, secondo la scheda della Provincia di circa il 2001 vi conservavano una collezione di monete coniate a Oria. La cattedrale settecentesca sorge sui resti della romanica. Ad agosto, secondo la stessa scheda di circa il 2001, si tenevano il Torneo dei Rioni (Castello, Giudea, Lama e San Basilio) e il Corteo storico in onore di Federico II. Oria si lega a Francavilla: fu degli stessi Imperiali che la dominavano, e il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.

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