Mesagne · San Pancrazio Salentino · San Donaci · Cellino San Marco · BR
Quattro comuni della provincia di Brindisi. La cartoguida «Discovering Puglia» del 2015 univa Mesagne e San Donaci nel percorso n.43, «Via dell'olio (I)». Sull'olio le carte lette non reggono: l'appartenenza di questi comuni alla DOP Terra d'Otranto resta contraddetta. Reggono invece due fili. Il primo è il vino: per il testo del disciplinare della DOC Salice Salentino, letto in copia privata, San Pancrazio e San Donaci stanno per intero nella zona di produzione e Cellino in parte; Mesagne, secondo una relazione tecnica che non è il disciplinare, appartiene alla DOC Brindisi. Il secondo filo è più antico: dal 1100 le decime di Mesagne andarono alla chiesa di Brindisi, e San Donaci e San Pancrazio furono casali dei suoi arcivescovi fino all'eversione della feudalità. Cellino ebbe invece famiglie feudatarie.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Mesagne e la strada di Malvindi
Il centro antico di Mesagne, per il GAL Terra dei Messapi, ha la forma di un cuore; la Porta Grande è del Cinquecento. Il perché di questo viaggio, però, sta in un documento: nel 1100 Goffredo di Conversano concesse alla chiesa di Brindisi le decime su Mesagne, e un'inchiesta del 1245 le confermò, secondo lo studio di G. Carito sugli arcivescovi brindisini del XII secolo. Lo stesso studio ricorda che Ruggero II assegnò alle benedettine di Brindisi ottanta villani a «Misanio». Del paese il GAL descrive soprattutto le piazze: piazza Orsini del Balzo, cinquecentesca, con Palazzo Cavaliere, indicato come Museo di Arte Sacra, e la chiesa di Sant'Anna; piazza IV Novembre, che fu piazza Sedile o dei Nobili; il Palazzo dell'Orologio del 1867 ospita oggi la biblioteca comunale. Nel centro il GAL segnala anche il sito messapico di Vico Quercia, il tempietto bizantino di San Lorenzo, un frantoio semipogeo diventato punto informazioni. Un sito privato colloca nel castello il museo archeologico «Ugo Granafei» (lo conferma il GAL) e dà il parco messapico di Muro Tenente a circa 6 km; il GAL lo pone tra Mesagne e Latiano. Su feudatari, chiesa madre e conventi le fonti lette tacciono, e il racconto qui si ferma. Uscendo sulla strada per San Pancrazio, presso l'incrocio con la provinciale Oria-Cellino, il GAL segnala in contrada Malvindi terme romane con due fasi, l'inizio del I secolo d.C. e il III-IV secolo: l'ultima sosta prima del Tavoliere di Lecce, come la scheda chiama la zona di San Pancrazio.
Giorno 2 — San Pancrazio Salentino
Si comincia da una chiesa in via Castello, Sant'Antonio da Padova. Secondo la scheda del Ministero della Cultura il paese nacque tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo intorno a una cappella di San Pancrazio Martire, quella che oggi è Sant'Antonio, e nel 2004, durante un restauro della chiesa, sono venute alla luce strutture di una cripta e sepolture probabilmente della cappella originaria. Il perché del luogo è nel suo padrone. Dal 1171, scrive Carito, il casale fu tra le pertinenze della chiesa brindisina e restò sotto giurisdizione arcivescovile fino al decennio francese; nel 1221, dice la scheda ministeriale, accanto alla chiesa fu costruito il Castello Arcivescovile, residenza degli arcivescovi, che un testo locale pubblicato su brindisiweb ricorda come soggiorno estivo dei prelati. Lo stesso testo descrive in Sant'Antonio affreschi che ricordano l'assalto dei Turchi del 1° gennaio 1547. Il paese si stende a 62 metri nel Tavoliere di Lecce, a 15 km dalla costa ionica, tagliato in due parti disuguali dalla statale Salentina; il nome «Salentino» gli fu aggiunto con un decreto del 21 settembre 1862, per distinguerlo da San Pancrazio Parmense. Nella Chiesa Matrice, del 1869 per la scheda, il filo arcivescovile torna in un oggetto. Secondo un articolo di G. Lacorte pubblicato su brindisiweb, la chiesa è neoclassica e l'altare maggiore in marmi commessi di Aniello Gentile fu commissionato nel 1750 dall'arcivescovo Antonino Sersale per la cattedrale di Brindisi e acquistato per San Pancrazio nel 1969. Fuori dall'abitato il tempo arretra: poco più di un chilometro a est, in località «Li Castieddhi», il GAL indica un villaggio di capanne dell'età del Ferro, dell'VIII secolo a.C., e nell'insediamento rupestre di Caragnuli la Grotta dell'Angelo, un sepolcro poi chiesa medievale affrescata. Secondo il testo di Stridi, il santuario di Sant'Antonio alla Macchia, una cappella del 1867, sta sopra una chiesa rupestre usata da monaci di rito greco. Tutto il territorio rientra nella zona del Salice Salentino, come quello del paese confinante, San Donaci.
Giorno 3 — San Donaci e Cellino San Marco
A San Donaci la giornata si apre al cimitero, nella cappella di Santa Maria delle Grazie: una chiesa medievale con una Vergine dipinta sul muro, che la scheda del Ministero data al XV secolo. Anche qui comandava l'arcivescovo di Brindisi: dal 1130 il casale appartenne alla cattedra arcivescovile, secondo la scheda e secondo Carito. Nel 1461 Ferdinando d'Aragona lo assegnò a Giorgio Castriota Scanderbeg, per l'aiuto ricevuto contro Giovanni II di Lorena; ma Scanderbeg e la sua colonia albanese lasciarono il feudo all'arcivescovo, e la scheda chiama quell'interruzione «formale e non sostanziale». Nella seconda metà del Settecento gli abitanti si ribellarono alla cattiva gestione degli amministratori; riottenuto il feudo, l'arcivescovo Annibale De Leo fece bonificare il terreno paludoso. Il disegno del paese conserva i suoi strati: un reticolo viario d'impostazione romana, intorno a via Perrone e via Parini, un impianto medievale curvilineo sopra e un'espansione radiale; la Matrice dell'Assunta, tardo neoclassica, è del 1899. Il territorio entra nella rete Natura 2000 con il Bosco Curtipetrizzi, che la scheda ministeriale ricorda anche per Cellino.
Cellino San Marco racconta l'altra campagna, quella dei feudatari laici. Secondo la scheda ministeriale dal 1304 al 1806 fu feudo dei De Fallosa, dei De Noha, degli Albrizzi, dei Chyurlia e di altri; il Palazzo Baronale, detto Castello degli Albrizzi, è del Cinquecento e i Chyurlia lo ampliarono facendone una residenza, mentre la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria e San Marco Evangelista è del Settecento. Del tessuto medievale, avverte la scheda, non resta traccia visibile; fino al 1927 il comune fu in provincia di Lecce. Il Bosco Curtipetrizzi è tutelato da un decreto del 1971. Il GAL segnala reperti romani nella contrada Mea e più antichi in contrada Li Veli, e la Villa Neviera dei De Viti de Marco, del 1888, usata per conservare la neve. Qui il vino ha un calendario: la Sagra del Negroamaro a fine agosto, la festa del vino a novembre (date indicate dalla pagina del GAL, non datata e non verificata per il 2026). Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 15 difetti corretti · non approvato