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Dal ponte sull'Ofanto alle vasche del sale

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Riserva naturale Salina di Margherita di Savoia · foto Matteo Pappadopoli, CC BY-SA 4.0, Commons

Canosa di Puglia · San Ferdinando di Puglia · Trinitapoli · Margherita di Savoia · BT

Quattro comuni della provincia di Barletta-Andria-Trani che il sito del Parco naturale regionale Fiume Ofanto conta tutti tra gli undici comuni del Parco, istituito con la legge regionale n. 37 del 2007. Il viaggio scende dalle tombe e dal ponte romano di Canosa fino alla costa delle saline. Il filo regge su due fatti documentati: il fiume, perché i quattro comuni hanno tutti territorio nel Parco dell'Ofanto, e il sale, perché secondo la scheda del Ministero della Cultura la colonia di San Ferdinando doveva essere popolata da famiglie delle Saline di Barletta, l'odierna Margherita di Savoia. Va detto con onestà che nessuna fonte ufficiale letta lega le saline all'Ofanto e che su Margherita di Savoia le fonti sono scarse. È un viaggio per chi cerca archeologia e pianure d'acqua.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Canosa di Puglia

La giornata comincia sul fiume. Lungo la SP231 il ponte romano sull'Ofanto poggia su cinque arcate in pietra: la scheda del Comune lo dice costruito sulla via Traiana, restaurato dai Borboni e ancora oggi a cavallo tra le province di Barletta-Andria-Trani e di Foggia. La stessa strada spiega l'Arco Traiano di via Cerignola, che il Comune data tra il 108 e il 110 d.C. e misura alto 13 metri. Ma la città dei morti è più antica di quella strada. Gli Ipogei Lagrasta sono tre ipogei di Canusium scavati nel tufo, datate dal Comune tra la fine del IV e il I secolo a.C.; l'Ipogeo del Cerbero è una tomba semplice nell'argilla con un affresco del III secolo a.C. del cane infernale, letto come immagine del passaggio nell'aldilà; i due ipogei Scocchera furono scoperti per caso nel 1895. Vasi dauni, apuli a figure rosse e canosini policromi sono esposti, per la scheda comunale, nel museo di Palazzo Sinesi. Poi le chiese cristiane: San Leucio, chiesa del VI secolo oggi in rovina, sorse per il Comune su un tempio ellenistico dedicato a Minerva e fu ridedicata in età longobarda; il Battistero di San Giovanni, dodecagonale, conserva al centro i resti di una vasca eptagonale con tracce di mosaico e tessere di vetro dorato. La Basilica di San Sabino, monumento nazionale, fu intitolata al santo da papa Pasquale II il 7 settembre 1101 e divenne cattedrale nel 1916. Wikipedia, da riverificare, aggiunge il Mausoleo di Boemondo, costruito dopo il 1111. Il giorno dopo si segue il fiume verso valle.

Giorno 2 — San Ferdinando di Puglia e il basso Ofanto

San Ferdinando sta, per il Parco dell'Ofanto, su una piccola altura alla sinistra del fiume; la scheda del Ministero della Cultura lo definisce un centro di pianura di origini recenti, a 68 metri nella valle. È una città nata da un progetto, e nella sua origine c'è anche il sale. Ferdinando II di Borbone, scrive la scheda, volle una colonia agricola per potenziare l'agricoltura del Tavoliere meridionale, da popolare con famiglie delle Saline di Barletta; Vincenzo Zito, nell'abstract di un saggio uscito su Storia Urbana, lega la fondazione, a metà Ottocento, al sovraffollamento delle Reali Saline. Il progetto prevedeva per ogni famiglia una casa colonica e dieci versure di terra, e per uso comune cento versure a pascolo e sessanta a vigna e alberi da frutto. Il nucleo crebbe dal casale di San Cassano, con un tessuto che la scheda dice rigorosamente geometrico, a scacchiera. Nel 1848 la colonia prese il nome di San Ferdinando, in onore di Ferdinando III di Castiglia e León, santo patrono del re, e nel 1863 un regio decreto aggiunse «di Puglia». In Piazza Costituzione la Torre dell'Orologio, del primo Novecento, sorge sopra il pozzo che dava acqua alla colonia di San Cassano. L'ex Palazzo di Città, del 1847, ospita il Museo Civico, fondato nel 1984 secondo il Parco, con reperti dal Neolitico al Medioevo e attrezzi agricoli.

Nel basso corso il fiume è un fiume trattenuto. Nel basso corso, scrive il Parco, l'Ofanto è arginato lungo tutto l'alveo, e alla foce restano zone umide di interesse naturalistico. La pagina del Parco sulla foce spiega perché l'erosione della costa è accelerata: il fiume, lungo circa 170 km, aveva una cuspide deltizia sporgente circa 1000 metri; dopo la metà del Novecento sette invasi artificiali hanno ridotto i suoi apporti a circa il 10% degli originari, e la riva arretra di tre o quattro metri l'anno. Il giorno dopo, il sale.

Giorno 3 — Trinitapoli e Margherita di Savoia

A Trinitapoli il viaggio va sotto terra. Il Parco Archeologico degli Ipogei, che italia.it colloca appena fuori dal paese, raccoglie secondo la scheda regionale CartApulia quindici strutture scavate nel calcare, usate prima per riti legati al culto della dea Madre Terra e poi come sepolture dell'élite guerriera locale; di proprietà del Comune, è stato inaugurato il 18 luglio 2020. Il sito del parco, fonte da riverificare, data lo scavo degli ipogei nella roccia intorno al 1800 a.C. e i riti per almeno ottocento anni; i più grandi hanno un corridoio d'accesso, una sala fino a 20 metri e sempre un pozzo cilindrico. Lo stesso sito scrive che i corpi erano coperti di sale, disponibile in zona, contro la decomposizione, e descrive i corredi: nell'Ipogeo dei Bronzi sei spade e la «Signora delle ambre» con oltre 200 perle d'ambra; in quello degli Avori un giovane con un pugnale e due cinghiali in avorio; nel Gigante un adulto con una sola punta di freccia usurata. La storia del paese, nella scheda ministeriale del centro storico, passa per un abitante di Salpi che dona il terreno ai benedettini della Trinità di Monte Sacro, sul Gargano: intorno alla loro chiesa della Trinità crebbe il casale che ne prese il nome. La posizione sulle vie della transumanza portò pastori abruzzesi; tra XIV e XV secolo arrivò una colonia slava, mentre Salpi si spopolava. Dal 1589 alla fine del Settecento il casale fu Commenda Magistrale dei Cavalieri di Malta, e il Palazzo dei Commendatori, in Piazza Umberto I, è oggi il municipio. Nel 1863 un regio decreto mutò il nome di Casaltrinità in Trinitapoli.

Su Margherita di Savoia le fonti sono povere. Il Comune scrive che della salina parla già Plinio il Vecchio e descrive il Torrione, del XVI secolo, come struttura di avvistamento e difesa contro le incursioni turche. Il portale italia.it parla di una fascia di paludi salmastre parallela alla costa per circa 20 km, area protetta dal 1977, sfruttata industrialmente con canali e vasche soprattutto nell'Ottocento, sotto Ferdinando I delle Due Sicilie; tra gli uccelli nomina airone cenerino, garzetta, nitticora e sgarza ciuffetto. Il Museo Storico delle Saline, per la stessa pagina, conserva circa mille manufatti, tra evaporografi e strumenti per pesare il sale. Da queste saline il progetto borbonico voleva trarre i coloni di San Ferdinando. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce sul litorale sabbioso di circa 15 km che il Comune descrive.

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