Faeto · Celle di San Vito · Castelluccio Valmaggiore · Orsara di Puglia · Troia · Lucera · Torremaggiore · FG
Sette centri della provincia di Foggia, nel Subappennino Dauno. A legarli, nelle fonti, sono due cose: una strada e una frontiera. La strada è quella che le schede del Ministero della Cultura chiamano Traiana e che le fonti fanno passare da Celle, Castelluccio e Troia, e che alcuni studiosi collocano anche presso Faeto. La frontiera è quella segnata, una dopo l'altra, dalla torre e dalle mura volute dal catapano Basilio Boioannes, dai Saraceni insediati da Federico II a Lucera e dai soldati provenzali mandati contro di loro da Carlo I d'Angiò. Va detto che i quattro tracciati della cartoguida regionale del 2015 da cui nasce erano legati a un programma di quell'anno: nessuna fonte letta dice che esistano ancora.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Faeto e Celle di San Vito
Faeto sta a 866 metri, nel Subappennino Dauno meridionale, e il Comune descrive l'abitato raccolto «come un nido di uccello». Qui gli abitanti parlano il francoprovenzale, che Graziadio Isaia Ascoli riconobbe come lingua romanza autonoma. Il perché è una guerra. Secondo la scheda ministeriale del centro storico, nel 1269 Carlo I d'Angiò mandò milizie provenzali a presidiare la zona contro i Saraceni di Lucera; si insediarono prima sul Monte Castiglione, vicino alla fortificazione di Crepacore, poi si spostarono presso la chiesa di Santa Maria e il monastero di San Salvatore, attestati nell'XI secolo e oggi rimasti solo nei documenti. Nella Casa del Capitano, edificio di epoca aragonese con bifore, ha sede il Museo Etnografico delle Comunità Francoprovenzali; gli orari non sono indicati. Il portale italia.it segnala un bosco di circa 150 ettari, con faggi, querce e roverelle, e mulini a vento lungo le passeggiate. Presso il Casale di San Vito alcuni studiosi riconoscono la Mutatio Aquilonis, stazione della Traiana: è un'ipotesi.
Celle di San Vito è l'altra metà di questa isola linguistica, che il Comune chiama «Daunia arpitana» e che lo Stato riconosce come minoranza dal 1999. La scheda ministeriale racconta che i coloni provenzali occuparono le celle abbandonate di un piccolo cenobio, le fortificarono e misero a coltura la terra. A nord si apre l'Arco dei Provenzali; il Vicolo Ospedale si chiamava «Rrùe de lo Ggjudéj», Vicolo dei Giudei, a ricordo di una presenza ebraica. Il nome «San Vito» fu aggiunto dopo l'Unità. Poi la strada cambiò: con la fine della transumanza e lo spostamento dei traffici nel Tavoliere, scrive la scheda, il borgo si spopolò. Il Comune ricorda che la Traiana e la via Francigena attraversano il suo territorio a sud, verso la tappa del giorno dopo.
Giorno 2 — Castelluccio Valmaggiore e Orsara di Puglia
A Castelluccio si arriva sotto la torre, alta 20 metri secondo il Comune, «osservatorio strategico sulla via Traiana» sopra la valle del Celone. La scheda ministeriale la lega alla riorganizzazione difensiva di Basilio Boioannes contro il Ducato longobardo di Benevento: da qui si controllava la strada e si proteggeva la nascente Troia. Il Comune segnala nella torre un metamuseo sulla Battaglia di Annibale; orari e apertura non verificati. Accanto, la Chiesa Madre di San Giovanni Battista fu riedificata nel 1958 e conserva l'altare maggiore in marmo del 1766. Il lavatoio del Piscero ha una volta a crociera del 1927: l'acqua vi arriva da un tunnel lungo quaranta metri. A metà Cinquecento, con Celle e Faeto, il paese era feudo di Anna Piccolomini.
La scheda ministeriale lega la nascita di Orsara alla Grotta di Sant'Angelo, la «Spelunca Ursariae» citata nel 1024. Anche qui torna la frontiera: nel 1229, ricorda il Comune, papa Gregorio IX affidò l'abbazia ai cavalieri spagnoli di Calatrava, forse, scrive la scheda, come presidio antisvevo. Dalla devozione per San Michele vennero le due fiere concesse nel 1335 da Roberto d'Angiò, l'8 maggio e il 29 settembre; dal 1524 al 1806 il feudo fu dei Guevara. Terra di confine anche sulla carta: dal 1861 al 1927 Orsara appartenne alla provincia di Avellino. Il 17 e 18 agosto 1462 gli orsaresi si arresero a Ferdinando I; negli stessi giorni, il 18, secondo il Comune di Faeto, presso San Vito il re sconfisse i francesi nel luogo detto Lago di Sangue. Da qui la cartoguida scendeva a Troia.
Giorno 3 — Troia
Troia sta su un'altura a 439 metri che, per la scheda ministeriale, è attraversata dalla strada poi detta Traiana; la stessa scheda la indica come tappa della via Francigena. Nel 1019 Boioannes la ripopolò e la cinse di mura contro i Longobardi; nel 1093, 1115, 1120 e 1127 vi si tennero concili presieduti da quattro papi, e nel 1127 Onorio II le concesse la «Charta Libertatum». La porta minore della cattedrale, la porta di bronzo di Oderisio, ricorda secondo il Comune la resistenza del 1139, prima che Ruggero II la sottomettesse. Nel 1229 Federico II la rase al suolo e ne bandì gli abitanti, rientrati nel 1266, dopo la vittoria di Carlo d'Angiò su Manfredi. La cattedrale, interamente in pietra per il FAI, ha date di costruzione discordanti nelle fonti, e qui non le diamo. Nel Museo del Tesoro, in Piazza Episcopio, italia.it segnala tre rotoli di Exultet datati tra XII e XIII secolo, avori e argenti. Il giorno dopo, i Saraceni.
Giorno 4 — Lucera e Torremaggiore
Lucera occupa tre colli, Albano, Belvedere e Monte Sacro; sul colle Albano, che il FAI indica come acropoli della città romana, sta la fortezza. La scheda ministeriale ne segue la storia dall'età del Ferro alla colonia latina del 314 a.C.; il Ministero data l'anfiteatro tra il 27 a.C. e il 14 d.C., circa 130 metri per 95, voluto da M. Vecilius Campus, magistrato locale, e la pagina, non datata, lo indica temporaneamente chiuso. Il perché del viaggio è però medievale: tra il 1233 e il 1246 Federico II vi insediò colonie saracene venute da Sicilia e Tunisia, e un palazzo fortificato. Nel 1300, su iniziativa di Giovanni Pipino da Barletta, la colonia fu eliminata e sostituita da coloni delle regioni vicine e della Provenza; Carlo II fondò la nuova cattedrale di Santa Maria e la chiesa di San Francesco. Intorno al palazzo svevo Carlo I aveva già fatto erigere la cortina, completata nel 1283 secondo il FAI, lunga 900 metri con 22 torri per il Touring Club. Il Museo Civico «G. Fiorelli» sta in Palazzo De Nicastri-Cavalli; italia.it ne dà orari in una pagina non datata.
Torremaggiore, a circa 170 metri, nasce per la scheda ministeriale da un monastero benedettino sorto verso il 1000 a controllo di un nodo stradale, dove la via Lucerina incrociava la strada per Civitate. Federico II confiscò il casale per la sua vicinanza a Lucera. Nel 1255 fu distrutta Fiorentino, città di parte sveva, e i profughi si stabilirono nel quartiere Codacchio, attorno al castello e a San Nicola. A Castel Fiorentino, secondo il Comune e un articolo di F. Delle Donne (SPOLIA, 2022; letta solo la scheda bibliografica), Federico II morì il 13 dicembre 1250; il suo stato attuale non è documentato nelle fonti lette. Il castello ducale ha rivelato con i restauri una torre quadrata centrale normanna; i de Sangro governarono il borgo dal 1382 al 1806, e nel 1627 un terremoto distrusse l'abbazia. Il titolo del tracciato 2015, «Il destino di un Imperatore», non è spiegato da nessuna fonte: il legame con Federico II è una nostra lettura, e il viaggio finisce qui.
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