Racale · Taviano · Melissano · Alliste · Ugento · LE
Cinque comuni della provincia di Lecce, tra la torre di Torre Suda e le mura messapiche di Ugento. Il tema ipotizzato, costa e campagna, regge solo in parte: le fonti lette parlano di mare per Racale (Torre Suda) e, in un testo del 2014 sul vecchio sito del Comune di Alliste, per Felline, non per Taviano e Melissano. Il filo che tiene meglio è quello dei feudatari. Nel 1411 Racale passa ai Tolomei, famiglia senese; nel 1415 Puccio Tolomei concede diritti e libertà alla comunità di Alliste; a Felline un restauro del 2005 ha riportato alla luce i ritratti di Camillo e Porsia Tolomei. Ugento chiude con una storia che le fonti seguono dai menhir e dai Messapi fino ai marchesi d'Amore. È un viaggio per chi ama chiese, torri e piccoli musei, e accetta che Taviano resti quasi muto e che orari e visite siano da verificare.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Racale, dentro la cinta
La giornata comincia da dove si entrava nel paese. Porta Terra, rivolta a est, era la principale delle tre porte che il tavolario Gennaro Pinto registra nell'apprezzo ordinato il 10 dicembre 1682 («S'entra in essa terra per tre porte»), e secondo la scheda del Comune sopravvisse fino al 1864; delle sue torri laterali una divenne campanile nel 1535, l'altra torre civica, e una lapide porta la lupa con la data 1408. Tre anni dopo, nel 1411, Racale fu infeudata ai Tolomei, che per la pagina comunale ne restarono signori per circa due secoli: Puccio Tolomei probabilmente costruì il castello, e il loro stemma a due crescenti si vede ancora sul marcapiano dell'atrio, sul lato ovest. L'atrio, di circa 11 metri di lato, ha un loggiato ad archi a tutto sesto; delle torri ne restano due, e nel Settecento i baroni Basurto aggiunsero portone e ala sinistra. L'aspetto della Chiesa Madre di Santa Maria de' Paradiso lo spiega un terremoto, quello del 20 febbraio 1743, che la scheda comunale dice devastante: la chiesa fu ricostruita e la facciata completata nel 1744-1748. Un altro terremoto, nel 1395, secondo il Chronicon Neritinum citato dal Comune distrusse il monastero benedettino di Santa Maria la Nova; sui ruderi vennero i Francescani, e nel 1453 il barone Salvatore Tolomei costruì il convento, demolito nel 1962 per far posto a una scuola materna. L'indomani si esce verso la serra e il mare.
Giorno 2 — Torre Suda, Ospina e Taviano
Il mare di Racale è a Torre Suda, frazione. La torre costiera, di anno incerto ma presente nell'elenco ufficiale del Regno di Napoli datato 1613, alza su una base troncoconica di circa 11 metri, con cisterna, un livello cilindrico a tre feritoie; vi si sale per una scala esterna di 29 gradini, unico ingresso, e il Comune la dice visitabile dall'esterno. Intorno, le ville eclettiche costruite tra fine Ottocento e inizio Novecento si visitano solo d'accordo con i proprietari. Nell'entroterra, ai piedi della collina degli Specchi lungo la SP 222, il Dolmen Ospina ha la lastra di copertura, 250 per 190 centimetri, spezzata e oggi a terra in attesa di riposizionamento dopo il restauro della Soprintendenza; la scheda comunale suppone che l'uso come canile lo abbia forse preservato. Della Masseria Torre Ospina resta meglio conservata la torre, in conci di carparo con caditoie, datata per stile alla prima metà del Cinquecento. Il Menhir Castelforte, che il Comune di Racale colloca al confine con Taviano, fa da soglia.
Taviano riceve poche righe: il sito comunale non si è aperto, e le notizie vengono da un portale turistico privato, da riverificare. Vi si legge che nel 1190 Tancredi d'Altavilla assegnò Taviano con il casale di Casarano a Ottavio Foggetta e che nel 1301 il feudo passò a Ugone Del Balzo; la chiesa di San Martino di Tours, del XV secolo, fu ristrutturata nel 1635, e il santuario dell'Addolorata nacque nel 1643 accanto al convento dei Frati Minori Riformati. Fino al 1885 Melissano era una sua frazione: è la tappa che segue.
Giorno 3 — Melissano, Alliste e Felline
Melissano racconta, nella pagina storica del Comune, una storia di spopolamenti e di campi. Nell'ottobre 1452 Alfonso I d'Aragona concesse a Raimondo Del Balzo di ripopolare il feudo, che nel 1459 contava quattro fuochi; nel 1811 una carestia portò via più di un decimo degli abitanti. Le chiese di San Pietro e San Nicola, anteriori al 1452, erano probabilmente di culto italo-greco, come l'abbazia di Civo, dove fu sepolto Giliberto, connestabile del conte Goffredo di Nardò: il 25 marzo la gente si radunava davanti ai resti; i ruderi, scrive il Comune, furono eliminati pochi decenni fa. Il catasto onciario descrive un paese quasi solo agricolo, e dopo la fillossera nacque una cantina cooperativa. La torre civica e la nuova parrocchiale del Rosario appartengono al paese che nel 1885 era passato a Casarano e nel 1922 ebbe l'autonomia.
Ad Alliste un documento del 1412 chiama il territorio «Terra Graecorum». La chiesa di San Quintino fu fondata nel 1455 appena fuori dalle mura; il santo prese il posto di san Sabino, di tradizione bizantina, come patrono, e nel 1585 il cardinale Alessandrini chiese al vescovo di Nardò di sopprimere il rito greco; i restauri del 1988 hanno rivelato colonne antiche dentro i pilastri. Nell'agosto 1879, scrive la storia del paese pubblicata sul vecchio sito del Comune, circa duecento contadini occuparono la Masseria Stracca: 65 gli arresti. A Felline, frazione, sulla Serra dell'Alto, la chiesa rupestre di Santa Maria dell'Alto, secondo il testo sulla chiesa pubblicato dal Comune, ha una navata a botte di 7,10 per 16,60 metri, e il restauro del 2005 vi ha fatto emergere i ritratti dei committenti Camillo e Porsia Tolomei. Domani la prima tappa è una cripta che il Comune di Ugento colloca vicino al bivio per Melissano.
Giorno 4 — Ugento
La Cripta del Crocefisso sta lungo la provinciale per Casarano, presso l'antico asse della via Sallentina: un ipogeo a pianta trapezoidale con portale cinquecentesco, dove la scheda comunale indica nell'Annunciazione l'affresco più antico e nella Crocifissione seicentesca l'origine del nome; sulla volta, scudi crociati rossi e neri che la pagina associa ai Templari o ai Teutonici. Si visita, con il Castello e la Madonna di Costantinopoli, solo su prenotazione. In città la storia si allunga all'indietro: una cinta messapica di 4.900 metri racchiudeva circa 145 ettari, e un tratto si vede in località Porchiano, verso Taurisano. La vigilia di Natale del 1961, scavando le fondazioni di una casa tra via Pittore e via Mazzini, venne fuori, nascosto in una cavità della roccia, uno Zeus di bronzo alto 74 centimetri, della seconda metà del VI secolo a.C. L'originale è al Museo Archeologico Nazionale di Taranto; a Ugento ne resta una copia dell'artista Murat Cura, nel museo allestito nell'ex convento di Santa Maria della Pietà, che la scheda comunale dice fatto costruire nel 1430 da Raimondello Orsini del Balzo; tra le sue sezioni il museo ha anche la Tomba dell'Atleta. Il castello spiega la città di dopo: nel 1537 i turchi lo danneggiarono gravemente, nel 1564 il conte Vincenzo Pandone avviò la ricostruzione, i marchesi d'Amore ne furono padroni dal 1643, e nel 1692 il piano nobile fu affrescato, con un salone ispirato alle Metamorfosi di Ovidio. Sotto la Cattedrale c'è il Museo Diocesano; la sua scheda comunale ricorda il documento di Innocenzo III del 23 giugno 1198 che elenca Ugento tra le suffraganee di Otranto. Qui, nella nostra proposta, il viaggio finisce.
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