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Fin dove arriva il Negroamaro

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Palazzo Feudale Arnesano · foto Lupiae, CC BY-SA 3.0, Commons

Salice Salentino · Veglie · Guagnano · Carmiano · Arnesano · LE

Cinque comuni della provincia di Lecce. Tre di loro, Salice Salentino, Veglie e Guagnano, rientrano per l'intero territorio nella zona di produzione della DOC Salice Salentino, il cui rosso nasce per almeno il 75% da uve Negroamaro secondo il disciplinare ripubblicato dal Consorzio di tutela. Il filo regge solo in parte, e va detto: Carmiano e Arnesano nel disciplinare non compaiono, e i due tracciati della cartoguida 2015 pubblicata su dms.puglia.it che passavano per Salice e Veglie si chiamavano «Via dell'olio». Il vino fa quindi da paesaggio e da confine. Le fonti, invece, raccontano altro: un terremoto, feudatari, affreschi di tradizione bizantina scavati nella roccia, un palazzo marchesale con sale settecentesche, riaperto al pubblico nel 2009 dopo i restauri. È un viaggio per chi ama i centri minori e accetta che orari e visite restino da verificare.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Salice Salentino

Il nome del paese compare per la prima volta, ricorda la pagina storica del Comune, il 10 aprile 1102, in un diploma di Ruggiero il Normanno, duca di Puglia, che conferma al monastero di San Lorenzo di Aversa alcune chiese, tra cui un «sanctum Nikolaum Salice» già concesso nel 1092. Da dove venga quel nome resta discusso: padre Bonaventura da Lama, nel 1724, lo legava ai salici, ma lo storico Quarta ne dubitava osservando che lo stemma raffigura una quercia. Nel 1398, scrive il Comune, viene completato un castello voluto da Raimondello Orsini del Balzo; nel 1569 Giovanni Antonio I Albricci acquista il feudo, dal 1587 si lavora al convento dei Francescani Riformati e alla chiesa annessa, poi intitolata alla Madonna della Visitazione, e nel 1591 Filippo II fa marchese l'Albricci. Fuori dall'abitato, a nord, la scheda comunale colloca a circa 8,4 km Castello Monaci, oggi di proprietà privata: la sua storia comincia nel Cinquecento, vi si stabilirono monaci basiliani e fu saccheggiato più volte, l'ultima durante la seconda guerra mondiale. Le pagine comunali lette non dicono dove sorgesse il castello del 1398, né lo collegano a Castello Monaci. Guagnano, la tappa che segue, nacque proprio nel territorio feudale di Salice.

Giorno 2 — Guagnano

La giornata si apre sulla piazza principale, dove l'Antico Castello, un palazzo del XIII secolo, sta di fronte alla chiesa madre. Secondo la scheda comunale, nel 1274 il casale fu infeudato a Guidone Sambiasi e le case si raccolsero attorno al castello. Il terremoto del 1743 lo danneggiò gravemente: in un ambiente del piano terra restano la volta a botte e i finestroni a scivolo, mentre gli altri ambienti furono rifatti con volte a stella; la cinta muraria è spessa circa tre metri. Al piano nobile una volta in stile Liberty dipinta da M. Leuci dispone Garibaldi, Carducci, Giovanni Bovio ed Enrico Ferri intorno a un'allegoria della Libertà, una donna alata con una farfalla su un mare in tempesta. Lo stesso sisma, il 20 febbraio 1743, colpì probabilmente anche la chiesa precedente, del XIV-XV secolo. La nuova, pagata con le offerte dei cittadini, fu terminata nel 1798 dopo più di quarant'anni di lavori: tre navate, transetto e la facciata a est che ingloba una chiesetta più antica. Il 20 maggio 1798 l'arcivescovo di Brindisi Annibale De Leo ne consacrò l'altare maggiore. Il dettaglio da cercare è un affresco: una Madonna in trono col Bambino e due angeli, tra fine Trecento e inizio Quattrocento, esempio della «maniera greca» che in Terra d'Otranto durò a lungo; mutilo sui quattro lati, oggi sta al centro di una tela con i misteri del Rosario.

A circa un chilometro dal centro, sulla strada per Cellino San Marco, la Masseria San Gaetano, del XIV secolo, fu nel Cinquecento monastero dei Teatini e poi stazione di posta; conserva frantoio, mulino e palmento, e nei pressi, dice il Comune, fu trovato un villaggio di Messapi e Iapigi. Il palmento porta alla vigna. Il sito «Terre del Negroamaro» del Comune descrive un suolo argilloso di terra rossa all'incrocio delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, e data al 1950 una ripresa legata alla viticoltura, con circa metà del territorio a vigneto e due terzi dei braccianti impiegati nelle vigne; nel 1960, ricorda la pagina storica comunale, aprì una cantina cooperativa. Il giorno dopo tocca a Veglie, ultimo comune della DOC sul percorso.

Giorno 3 — Veglie

A Veglie si comincia sotto terra. La Cripta della Favana, che il Comune riconduce al IX secolo, è un vano di circa 5,50 per 3,30 metri, alto 2,20, scavato in un banco di calcarenite presso la «via dei Messapi», detta anche via vecchia di Manduria. Gli affreschi, con Dio Padre, gli Evangelisti, la Vergine col Bambino e vari santi, sono per la scheda comunale pittura bizantina, oggi rovinata dalle infiltrazioni. Tra i luoghi elencati dal Comune c'è anche Santa Maria della Pietà, nata negli ultimi anni del Trecento per fedeli di rito greco-bizantino. La cripta fu poi custodita dai Frati Minori, il cui convento venne edificato nel 1579 su una preesistenza del XIV secolo; il FAI data al 1651 il portale della chiesa. Nella Chiesa Matrice, costruita nell'XI secolo e ampliata e restaurata nel 1565, il Comune attribuisce il portale rinascimentale alla scuola di Gabriele Riccardi, con la Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Paolo, e l'altare barocco del Santissimo Sacramento a Giuseppe Zimbalo o alla sua scuola. Santa Maria delle Grazie, costruita intorno al 1602 sulle rovine di una chiesa del Crocifisso, porta in cima alla facciata una statua settecentesca del Battista in pietra leccese. Domani si esce dalla zona della DOC.

Giorno 4 — Carmiano e Arnesano

Carmiano riceve poche righe, perché il sito del Comune non pubblica né storia né monumenti; ciò che segue viene dalla Pro Loco Carmiano-Magliano, fonte privata da riverificare. I Padri Celestini vi restarono dal 1448 al 1807 lasciando un palazzo lungo 45,50 metri sulla via per Lecce; la Tenuta Li Sala, donata ai Salesiani, ospitò dal 1954 un Istituto Enologico-Agrario, l'unico legame col vino trovato qui; la Cappella del Turriso, attestata nel 1640, ha a Pasquetta la festa «Lu Riu».

Anche ad Arnesano compare il nome «lu riu»: il Lunedì dell'Angelo, scrive il Comune, si va in pellegrinaggio alla Cappella di Santa Maria di Montevergine, costruita nel 1635 e oggi in territorio di Lecce e di proprietà privata, consumando «lu riu» nelle campagne. Il centro della giornata è il Palazzo Marchesale, in conci di tufo. Le prime notizie certe sono del 1613, quando Paolo Geronimo Marescallo comprò all'asta feudo e antico castello; con i marchesi Prato, dal 1693, nacquero intorno al 1730 le sale di rappresentanza, con un salone alto circa 11 metri. Seguirono crolli dopo la scossa del 1747 e nel 1812. Restaurato con fondi regionali e riaperto il 20 dicembre 2009, il palazzo rivelò nel 2007 affreschi a tempera del 1750-1760 circa, attribuiti probabilmente a Serafino Elmo: paesaggi lagunari, marine e una veduta di Lecce presa da Arnesano. Nella nostra proposta si cerca poi il Palazzo di Selvaggio Guarini, sindaco di Lecce nel 1575-76: sul portale lo stemma a quattro riquadri e la parola «TETRAGRAMMATON», che la scheda legge come «quattro lettere» o come allusione a una disciplina, forse l'alchimia. Il viaggio si chiude sotto Porta Rande, la cui iscrizione ricorda la cenere del Vesuvio caduta qui il 16 dicembre 1631, alle ore 22.

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