Castelluccio dei Sauri · Bovino · Deliceto · Accadia · FG
Quattro paesi della provincia di Foggia, tutti costruiti in alto: uno studio dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria descrive Castelluccio dei Sauri come un abitato allungato su un crinale e Deliceto come un insediamento di colmo, la scheda del Ministero della Cultura dice Accadia un centro di crinale, e la Provincia mette Bovino a circa 650 metri di quota, con vista sulla valle del Cervaro. Il filo che li lega è Bovino: alla sua Chiesa fu donato Castelluccio, i suoi signori Guevara ne comprarono il feudo, un suo vescovo fece rivivere il santuario della Consolazione presso Deliceto. Il secondo filo è la terra che si muove: l'ISPRA elenca tutti e quattro tra i comuni danneggiati dal sisma del 1980. Il tema da cui eravamo partiti, «borghi e boschi», regge poco: i boschi compaiono nelle fonti come nomi, non come luoghi descritti. È un viaggio per chi legge i paesi dalle loro chiese, dalle crepe e dai documenti.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Castelluccio dei Sauri
Il paese sta su una balza del Subappennino dauno, alla destra del torrente Cervaro, a sud-ovest di Foggia, secondo la scheda del Ministero della Cultura; lo studio di Reggio Calabria aggiunge che il crinale è attraversato dal Regio Tratturo Cerignola–Ponte di Bovino, una via della transumanza. Prima delle case vengono le pietre: in località Sterparo, ai confini con l'agro di Bovino, il Comune colloca un antico luogo di culto con numerose stele antropomorfe dell'età del Rame. Le prime emersero nell'autunno del 1954 da un'aratura profonda; oggi se ne conoscono più di trenta, alte di solito una sessantina di centimetri e spesse meno di dieci, in calcare o arenaria, e alcune sono conservate nel Museo civico di Bovino. Il casale compare nel 1118, quando il conte Roberto II di Loretello ne fece dono alla Chiesa di Bovino; Federico II ne fece una masseria regia, Carlo I nel 1268 ordinò di fortificarlo. Il perché del paese di oggi sta in un vuoto: dal 1390 il casale declinò, si spopolò tra il 1415 e il 1446 e fu ripopolato da sessanta famiglie albanesi di rito greco; nel 1549, per Comune e Ministero, il viceré Pietro di Toledo lo fece incendiare. Nel 1564 lo comprò Giovanni Guevara, signore di Bovino, e il feudo restò ai Guevara fino al 1860. La chiesa matrice del SS. Salvatore, chiusa dopo il terremoto del 23 novembre 1980, fu riaperta al culto l'8 agosto 1992; la Madonna delle Grazie, ricostruita e inaugurata nel 1971, custodisce un quadro cinquecentesco che alcuni studiosi, scrive il Comune, attribuiscono a un allievo di Raffaello. Fuori dal centro, in località Lamia, c'è il pozzo che la tradizione lega alle truppe di Annibale: il Comune avverte che nessun documento certo lo conferma, ma ricorda che, costruendo la strada, se ne deviò il tracciato per non distruggerlo. Il giorno dopo si sale dove quelle stele sono finite.
Giorno 2 — Bovino e la Consolazione
Bovino è l'antica Vibinum, scrive la Provincia di Foggia, e i suoi reperti stanno nel museo. Ebbe il periodo di maggior splendore come feudo dei Guevara; il loro Palazzo Ducale sorge sulle rovine di una rocca romana, rifatta già sotto Federico II, e il Touring Club ricorda all'ingresso una torre cilindrica normanna. La Cattedrale romanica, con la facciata del 1231 secondo la Provincia, fu danneggiata in gran parte dal terremoto del 1930; la Provincia ricorda come grave per Bovino anche quello del 1851; castello e cattedrale sono monumenti nazionali. Il Touring segnala nel Museo diocesano un Martirio di San Sebastiano attribuito a Mattia Preti. Su Bovino non abbiamo letto fonti comunali: il resto va verificato sul posto. Poi, nella nostra proposta, il santuario di Santa Maria della Consolazione, che il Comune di Deliceto colloca a circa 5 km dal paese: per il Comune i primi cristiani si rifugiarono in una zona boscosa attorno a una chiesa di San Pietro in Vincoli, da cui il nome della valle; verso la fine del XV secolo, per il Comune, vi sorse un eremo agostiniano guidato dal Beato Felice da Corsano. Soppresso nel 1653 da Innocenzo X, rivisse nel Settecento grazie a un vescovo di Bovino; nel 1744 vi si stabilì sant'Alfonso Maria de' Liguori come primo superiore, e fu la terza casa storica dei Redentoristi. Qui svolse il suo apostolato San Gerardo Maiella, lo stesso a cui Castelluccio dedica una cappella. L'accesso è libero. L'indomani si entra nel paese.
Giorno 3 — Deliceto
Il Comune colloca Deliceto a 620 metri; dal gradone roccioso dell'Aia S. Antonio la scheda comunale indica la vista sul Tavoliere, sul Gargano e sulle alture della Basilicata. Il convento di Sant'Antonio fu costruito nel 1510 su un terreno donato dal marchese Giambattista Piccolomini; la chiesa, barocca a tre navate, porta l'iscrizione del 1660, e conserva un organo a canne di Domenico Antonio Rossi del 1775. I francescani vi rimasero fino al 1811, quando li soppresse Gioacchino Murat. Il castello, che la scheda comunale fa risalire al IX secolo, porta sopra l'ingresso lo stemma Piccolomini d'Aragona datato 1444 e ha una torre alta circa trenta metri; nel 1902 fu dichiarato monumento nazionale. Da anni, però, non è visitabile per lavori, e la pagina è del 2023. Gli albanesi tornano anche qui: la cappella della Madonna di Loreto, costruita tra il 1532 e il 1539, fu voluta perché vi celebrassero il rito greco, e accanto ha un ossario con le spoglie degli appestati del Cinquecento. La chiesa di San Rocco nacque nel 1656, dopo un'altra peste. Il perché delle crepe lo dà l'ISPRA: Deliceto fu tra i comuni più colpiti nel 1962, nel dicembre 1983 una frana investì il rione Gavitelle e dal 1986 si aprirono cedimenti per crolli di cavità artificiali nel sottosuolo; lo studio di Reggio Calabria indica tra le case contrafforti e volte di collegamento, presidi contro i terremoti. Il giorno dopo si va dove quei presidi non bastarono.
Giorno 4 — Accadia
Accadia, per la scheda del Ministero, è un centro di crinale sulla sponda sinistra del torrente Frugna, e ricade nel sito Natura 2000 denominato «Accadia - Deliceto». Un editto del 969, citato dal Ministero, la nomina già tra i centri tenuti alla tassa sinodale. Nel 1462, nel suo territorio, Ferrante d'Aragona sconfisse Giovanni d'Angiò: l'episodio è su un pannello della porta bronzea nata per l'Arco di Trionfo di Castel Nuovo e oggi conservata nel Palazzo Reale di Napoli, e la Torre dell'Orologio di piazza Ferro lo ricorda dal 1883. Il cuore del viaggio è il rione Fossi, case ricavate da grotte scavate nel tufo. Lo studio di Reggio Calabria lo descrive come il nucleo più antico, in cima con la chiesa dei Santi Pietro e Paolo dell'XI secolo, e spiega che Accadia fu l'unico centro dell'area abbandonato dopo un terremoto del Novecento (le fonti discordano sull'anno) pur potendo essere ricostruito: furono i residenti a decidere di andarsene, dopo i puntellamenti con archi e contrafforti. Per l'ISPRA il rione era in elenco per consolidamento o trasferimento dal 1933. Il sito del Comune presenta un progetto di rigenerazione del rione finanziato dal PNRR. Fuori paese, per il Ministero, Santa Maria dei Teutoni sta vicino alle Gole e al bosco Paduli, che il sito del GAL Meridaunia, visitmontidauni.it, colloca a circa 5 km dal paese. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui, tra le grotte lasciate.
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