Mattinata · Rignano Garganico · Apricena · San Paolo di Civitate · FG
Questo viaggio scende dal Gargano verso la pianura: Mattinata, Rignano Garganico e Apricena sono tra i comuni del Parco Nazionale del Gargano, mentre San Paolo di Civitate è, per la Regione Puglia, «un piccolo centro del Tavoliere». Va detto con onestà che il tema «promontorio e pianura» regge solo come descrizione geografica: nessuna fonte letta lega i quattro paesi in un unico percorso, e la cartoguida regionale del 2015 tocca soltanto Apricena. Il filo più solido che le fonti offrono è un altro, il tempo lungo della presenza umana: le schede del Parco documentano la necropoli di Monte Saraceno, le sepolture e le pitture di Grotta Paglicci, gli strumenti scheggiati di Pirro Nord; a San Paolo di Civitate un museo racconta una comunità di frontiera tra VII e III secolo a.C.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Mattinata, il borgo nuovo e il monte dei monaci
Mattinata sta, secondo l'Ente Parco, su una collina ai margini di una pianura di olivi, a circa 78 metri sul mare, con un impianto a scacchiera. È un paese giovane: la scheda della Carta dei Beni Culturali, nel catalogo del Ministero, fa nascere il borgo attuale nel Settecento, ricorda i pagliai in pietra a secco della metà di quel secolo e spiega che fino al 1955 fu frazione di Monte Sant'Angelo; poi venne una forte crescita edilizia legata al turismo. Il Parco osserva che l'abitato manca di manufatti di rilievo storico e architettonico, e il più antico dei suoi palazzi, Palazzo Mantuano, è del 1840. La storia sta fuori dal paese. In epoca romana, per il Parco, il porto esportava olio e vino, e presso il porticciolo sono emersi resti di una villa. Il Museo civico, fondato nel 1982 e aperto nel 1990, conserva corredi delle necropoli e blocchi con orme di dinosauro ritrovati nel porto, dove facevano da frangiflutti: venivano da una cava di San Marco in Lamis. Sull'altura di Monte Saraceno, 260 metri, il Parco descrive tombe terragne con corredi di fibule illiriche, ambra e pasta vitrea; il nome, riferisce il Parco, rimanda a una tradizione che vi voleva un cimitero saraceno, e tra le due guerre lassù c'erano postazioni militari. Più in alto, sui 872 metri del Monte Sacro, restano i ruderi dell'abbazia della SS. Trinità: per la scheda ministeriale una chiesa a tre navate con abside semicircolare, cappella, cucina e un «lamione», oggi proprietà del Comune; il FAI vi segnala tracce di affreschi. Il giorno dopo, nella nostra proposta, si va a Rignano Garganico.
Giorno 2 — Rignano Garganico, il balcone sulla pianura
Il Parco chiama il paese «Balcone delle Puglie»; dal belvedere La Ripa lo sguardo corre sul Tavoliere e arriva all'Adriatico e alla Maiella. Il paese compare in un documento del 1029, il diploma del capitano Cristoforo che nomina il monte «Guardie Riniani» come confine con le terre di un monastero benedettino. Il centro storico ha case-grotta; il nucleo più antico, il rione La Rotte, è architettura rupestre, con un piccolo bassorilievo di San Michele; le scale esterne si chiamano «mugnali». Per il Parco «il periodo storico più importante per il paese è quello doganale». La Locazione di Arignano fu una delle 23 circoscrizioni della Regia Dogana della Mena delle pecore, l'unica intitolata a un paese garganico, con 17 poste; il nome della dogana compare dal 1447. La famiglia Corigliano tenne la baronia fino al 1835, e nel 1869 fu abbattuta la Portagrande. Dopo il massimo di 3.328 abitanti nel 1961 la popolazione è calata per l'emigrazione. Nel Vallone di Settepenne, la Grotta Paglicci conserva, per il Parco, cavalli e stambecchi dipinti con l'ocra rossa, impronte di mani e due sepolture, datate tra 25.000 e 23.000 anni fa, di un giovane di circa quindici anni e di una donna di circa venti, cosparsi d'ocra; nessuna fonte letta dice se e come si visiti. Il tempo profondo continua.
Giorno 3 — Apricena, la città rifatta dopo il terremoto
Apricena sta a 73 metri sul mare, scrive il Parco. Secondo l'Ente Parco, Federico II ne fece una terra del demanio e vi soggiornò almeno tredici volte; nel 1222 le concesse usi civici su Sannicandro, Castelpagano e Civitate e un mercato il mercoledì. Il 30 luglio 1627 un terremoto distrusse quasi tutta la città e uccise circa novecento persone; nella ricostruzione sorse la chiesa matrice di San Martino e Santa Lucia. Nel centro storico, secondo il Parco, la Torre dell'orologio è tra i pochi edifici antichi sopravvissuti. Il Museo civico, in Corso Generale Torelli, raccoglie soprattutto oggetti dauni del VII-IV secolo a.C. e una meridiana romana. Intorno, il territorio si legge per abbandoni: Castel Pagano, distrutto nel 1137 da Lotario III e ricostruito da Federico II con una guarnigione saracena, si svuotò dal primo Seicento, scrive il Parco, probabilmente per mancanza d'acqua, e i suoi abitanti scesero ad Apricena; il monastero di San Giovanni in Piano, fondato nel 1050 da Petronio conte di Lesina e passato poi ai Celestini, è in abbandono. A Pirro Nord le cave hanno restituito strumenti di pietra scheggiata che il Parco data tra 1,3 e 1,6 milioni di anni fa, con oltre cento specie di vertebrati, tra cui la tigre dai denti a sciabola. Nella Grotta dei Graffiti di Campo di Pietra si leggono incisioni interpretate come «una capanna e un tozzo fungo». Il giorno dopo si va a San Paolo di Civitate, il paese che porta il nome di quella città vicina.
Giorno 4 — San Paolo di Civitate, sul confine
San Paolo di Civitate sta, per la Regione, su una collina che guarda il Gargano e le prime alture dei Monti Dauni. Presso il ponte sul Fortore, che la Regione elenca tra i luoghi del comune, nel 1053 si combatté la battaglia di Civitate, in cui secondo la stessa pagina i Normanni sconfissero le truppe papali avviando il loro dominio nel Sud. Nel 1640, scrive la scheda Art Bonus del Comune, Andrea Gonzaga, duca di Guastalla, fece costruire il convento di Sant'Antonio per i Padri Zoccolanti; soppresso nell'Ottocento e ceduto al Comune nel 1867, oggi è Museo civico archeologico. Nel chiostro coperto stanno i resti di un edificio del I secolo a.C., e al primo piano la mostra «TIATI. Membra disiecta» racconta una comunità di frontiera tra VII e III secolo a.C. Una testata locale riferisce lo scavo dell'anfiteatro di Teanum, annunciato nel 2020; lo stato attuale del sito non è verificato. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 18 difetti corretti · non approvato