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Dall'ottagono al crinale della Murgia

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Castel del Monte, Andria · foto Luca Lombardi, CC BY-SA 4.0, Commons

Andria · Castel del Monte · Corato · Minervino Murge · Spinazzola · BT · BA

Quattro comuni tra la Murgia e l'Ofanto e un castello che non è un comune: Andria, Minervino Murge e Spinazzola stanno in provincia di Barletta-Andria-Trani, Corato in quella di Bari. Il filo ipotizzato, «castelli e altopiano», regge solo in parte. Il castello pieno è Castel del Monte, nel territorio di Andria; altrove le fonti parlano di quattro donjon normanni sulle mura di Corato, di un castello diventato municipio a Minervino, di una sola torre superstite a Spinazzola. Regge meglio l'altopiano: la Murgia che il castello domina, i cui paesi conti normanni e poi, a Minervino e Spinazzola, i Pignatelli hanno tenuto in feudo, e che a Spinazzola l'Ente Parco protegge come geosito. È un viaggio per chi vuole leggere insieme pietre e documenti, e accetta un tema che non chiude ogni cerchio.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Andria

Si entra da Porta Sant'Andrea, che per la scheda del catalogo ministeriale è l'unica porta medievale della cinta ancora in piedi; del resto delle mura, aggiunge la scheda del centro storico, sopravvive solo il tracciato delle strade. La cinta nasce da una conquista: secondo il Ministero le mura sorsero nell'XI secolo, fortificate probabilmente dal conte normanno Pietro in vista della presa di Trani bizantina, e Andria passò allora da «locus» a città fortificata. Sulla trabeazione un'iscrizione fa parlare Federico II agli andriesi, «Andria fidelis nostri affixa medullis», con la data 1230; ma la stessa scheda nota che la data, per la somiglianza dei caratteri, sembra del restauro ottocentesco (la porta fu restaurata nel 1891) e che l'epigrafe ricorda forse una più antica, andata distrutta. La cattedrale poggia, per il Museo Diocesano, su una chiesa bizantina più piccola che ne è oggi la cripta: lì fu sepolta nel XII secolo la contessa Emma, moglie di Riccardo II d'Altavilla, e lì la tradizione, non un documento, pone le tombe di Jolanda di Brienne e Isabella d'Inghilterra, mogli di Federico II. In parte distrutta nel 1350 dai mercenari di Luigi d'Ungheria, la chiesa ebbe nel 1438 la cappella di San Riccardo, voluta da Francesco II del Balzo dopo il ritrovamento delle ossa del santo. Intorno, il catalogo ministeriale nomina il Palazzo Ducale, la Torre dell'Orologio e il quartiere di Sant'Andrea con le sue grotte. Il castello legato al nome di Federico sta fuori città: è la meta del giorno dopo.

Giorno 2 — Castel del Monte

Per italia.it il castello domina, dalla cima di una collina, il paesaggio tra le Murge e il Tavoliere. La scheda UNESCO descrive un ottagono regolare intorno a un cortile, con una torre ottagonale a ogni angolo; l'esterno in calcare è integro, marmi e mosaici interni sono deteriorati o asportati. Prima del castello c'era un monastero, da cui prese il nome: Hubert Houben, nella Federiciana di Treccani, lo trova attestato nel 1120 e cita un documento del 1258 secondo cui i monaci se ne andarono per la «tirannica persecuzione» di Federico II, forse legata al cantiere. Il 29 gennaio 1240 l'imperatore, da Gubbio, ordinò di approntare l'«actractus» per il castello «apud Sanctam Mariam de Monte»; su quanto fosse avanzata allora la costruzione, UNESCO e Houben non concordano. Il dettaglio singolare è l'acqua: per Houben la pioggia si raccoglieva in «cisterne pensili» in cima a cinque torri, e la scheda UNESCO segnala un impianto per il bagno di ispirazione orientale. La funzione resta aperta: nessun documento, scrive Houben, attesta che Federico vi abbia soggiornato, e le letture astronomiche ed esoteriche gli paiono «troppo fantasiose». Documentato è invece l'uso come prigione: dopo il 1266 Carlo I d'Angiò vi tenne i figli di Manfredi fino al 1299. Lo Stato lo acquisì nel 1876; è nella lista UNESCO dal 1996. La cartoguida del 2015 tracciava da qui un percorso verso San Magno, nel territorio di Corato: la direzione del giorno dopo.

Giorno 3 — Corato

La valle del castello lega Corato ad Andria anche sulla carta: secondo la scheda ministeriale del centro storico, due decreti del 1968 e del 1985 ne hanno dichiarato il notevole interesse paesaggistico in entrambi i comuni. Il territorio è abitato da molto prima della città: la scheda fa risalire al XIV secolo a.C. i primi insediamenti dell'agro, di cui il dolmen è testimonianza, e pone nella tarda età del bronzo la necropoli a tumuli di San Magno. In età normanna le mura furono rinforzate con quattro donjon quadrangolari e fu costruita la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore; sotto Ruggero II il geografo Idrisi lodò Corato, e dopo la morte di Federico II la città restò fedele a Corradino. Il Seicento cambiò la forma della città: l'abitato superò le mura normanne disponendosi ad anelli concentrici, il terremoto del 1627 distrusse molti edifici, Chiesa Madre compresa, e la peste del 1656 causò gravi perdite. Il Museo della Città e del Territorio, nell'ex carcere di primo Novecento in via Trilussa, va per la pagina del Ministero dall'insediamento neolitico di Torrepaone ai tumuli di San Magno e alle pietre miliari della via Traiana, ed espone le pietre degli edifici crollati nel 1922 per un disastro idrogeologico. Sull'albo delle Città dell'Olio, Corato si dice «città dell'Ulivo e del Dolmen». Il giorno dopo si sale verso l'Ofanto.

Giorno 4 — Minervino Murge e Spinazzola

Minervino sta a 429 metri e, per la scheda ministeriale, domina la valle dell'Ofanto. Il borgo antico è un labirinto di stradine e scale chiamato «Scesciola», che italia.it descrive come un dedalo di tufo e facciate bianche. Con i Normanni il paese fu sede vescovile fino ai primi decenni dell'Ottocento. A riorganizzare il paese fu un feudatario: nel 1619 il feudo fu venduto a Porzia Carafa, moglie di Francesco Pignatelli, e passò al figlio Marzio, che ampliò il castello, oggi municipio, costruì il Palazzo del Sedile e fece erigere la Madonna del Sabato. Quella chiesa, datata dal Ministero tra il 1640 e il 1660, sorge sopra grotte basiliane del IX-X secolo, dove i monaci avevano dipinto sul tufo una Vergine col Bambino, oggi quasi distrutta.

Spinazzola, a 435 metri sul crinale tra i bacini dell'Ofanto e del Bradano, nasce per la scheda ministeriale tra IX e XI secolo; nel 1057 la prese Roberto il Guiscardo, e del castello dell'abitato medievale resta una torre quadrata. Contarono anche le pecore: tra la fine del Trecento e il Quattrocento, con la Regia Dogana della Mena, la popolazione crebbe, anche grazie al vicino Regio Tratturo Melfi-Castellaneta, e alla stessa Dogana l'Ente Parco lega la nascita delle masserie murgiane. Qui, secondo Britannica, nacque nel 1615 Antonio Pignatelli, papa Innocenzo XII dal 1691, che denunciò il nepotismo. Nell'agro le ex miniere di bauxite sono per l'Ente Parco un geosito in riserva integrale: si guardano dall'alto, lungo un percorso didattico, e scendere sul fondo è vietato; lo stato delle visite guidate va verificato prima di partire. Il territorio dell'Alta Murgia e delle Premurge è quello che l'Ente Parco annuncia proclamato Geoparco mondiale UNESCO il 9 settembre 2024 con il nome MurGeopark.

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