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Dalle torri sul mare alla Via Traiana

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Facciata Cattedrale Ruvo · foto Forzaruvo94, CC BY-SA 3.0, Commons

Molfetta · Giovinazzo · Terlizzi · Ruvo di Puglia · BA

Quattro città della provincia di Bari, due sul mare e due che le fonti non descrivono come costiere, che le fonti legano più di quanto la carta suggerisca. Molfetta ebbe un principe Gonzaga, e anche Giovinazzo, secondo il sito turistico Discover Giovinazzo, che porta il copyright del Comune, passò ai Gonzaga; Terlizzi, secondo Wikipedia, dipese dai conti di Giovinazzo dall'XI secolo, e nel 1770 i due feudi, uniti, passarono insieme alla Regia Corte; nel IV secolo a.C., secondo Wikipedia, il territorio di Rhyps comprendeva anche Molfetta e Terlizzi; in età romana Ruvo fu municipium lungo la Via Traiana. È un viaggio per chi vuole passare dalle difese costiere del Cinquecento alle collezioni ottocentesche dell'entroterra, seguendo icone che la tradizione fa arrivare dal mare o trovare nel bosco, torri e conti.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Molfetta

Il centro antico sta sulla penisola di Sant'Andrea, e il portale italia.it ne descrive la pianta ellittica. Il Duomo di San Corrado, eretto secondo la mappa turistica del Comune tra XII e XIII secolo, allinea tre cupole in asse e due torri, una campanaria e una d'avvistamento; nell'abside, una finestra decorata a caratteri cufici e leoni stilofori, e dentro c'è un'acquasantiera detta «del saraceno», del XII secolo. Il santo è un pellegrino bavarese: la scheda ministeriale di una grotta presso Modugno lo fa morire nel 1127 e ne ricorda il corpo traslato nella cattedrale di Molfetta. Nel 1785, scrive il Comune, le sue ossa passarono nella chiesa di Sant'Ignazio, già dei Gesuiti, che da allora è la cattedrale di Santa Maria Assunta: per questo la città ha un Duomo vecchio e una cattedrale nuova. Il mare spiega le difese. Distrutto il castello nel 1416, all'inizio del Cinquecento l'Università di Molfetta fece costruire il Torrione Passari, a pianta circolare, largo 11 metri, con un muro di circa 3 metri e tre locali sovrapposti, tra cui una cisterna. Nel 1529 arrivò dal mare l'assalto francese, con il Sacco. Il Torrione, del Comune dal 1968, è riaperto dal 2003 come centro per l'arte contemporanea. Dell'antica cinta resta, per la mappa comunale, solo l'Arco della Porta della Città.

Il porto attuale nasce da un progetto del 1824, voluto dal Comune su richiesta della marineria locale; nella Fabbrica di San Domenico una mostra racconta i maestri d'ascia e i cantieri molfettesi. La Basilica della Madonna dei Martiri, del 1829, amplia una chiesa fondata nel 1162: la tradizione vuole che l'icona sia «venuta dal mare». A nord della basilica, scrive il Comune, l'Ospedale dei Crociati accoglieva i pellegrini e dal 2019 è riconosciuto sul percorso della Via Francigena del Sud. A circa 2 km dal centro, secondo il Comune, si apre il Pulo, una formazione carsica frequentata dal Neolitico all'Età del Bronzo, con una ceramica impressa che si classifica come della cosiddetta «Civiltà di Molfetta»; nella seconda metà del Settecento i Borboni sfruttarono le sue grotte ricche di nitrato per la Reale Nitriera, che dava salnitro per la polvere da sparo. I reperti stanno nel Museo del Pulo, nella Casina Cappelluti, un ex lazzaretto. Il principe di Molfetta Cesare Gonzaga porta al giorno dopo: anche Giovinazzo passò ai Gonzaga.

Giorno 2 — Giovinazzo

La scheda del Ministero della Cultura descrive il centro storico come costiero e murato, poco più di sei ettari che la scheda collega al sito Natura 2000, il «Posidonieto San Vito - Barletta». Il nome medievale era Juvenatium; il sito turistico Discover Giovinazzo, che porta il copyright del Comune, ricorda anche la romana Natiolum, segnata sulla Tabula Peutingeriana. La cattedrale di Santa Maria Assunta è romanica, ma le fonti ne datano la costruzione in modi diversi; italia.it vi distingue l'abside romanica originale dagli interventi barocchi del Settecento, e la cripta ha dieci colonne. Vi si custodisce l'icona della Madonna di Corsignano, festeggiata ad agosto: secondo l'Istoria di Santa Maria di Corsignano la donò un crociato francese sbarcato a Brindisi nel 1188, ospitato in una masseria, ma lo stesso sito avverte che mancano notizie certe. Le mura aragonesi sono datate, per lo stesso sito, intorno al 1453. Il perché della piazza grande è una visita reale: nel 1797, per Ferdinando IV e Maria Carolina, la città raccolse 270 ducati, restrinse l'insenatura del porto colmandola di terriccio e ne ricavò la piazza detta Borgo, attorno a cui nell'Ottocento si allargò a ventaglio. In piazza Costantinopoli la chiesa fu dedicata nel 1598 alla Madonna dei marinai che commerciavano con Costantinopoli. In località San Silvestro il dolmen, che il Ministero data all'età del Bronzo, fu scoperto nel 1961 mentre si demoliva in parte una specchia per farne pietrisco. Nel 1770, con la morte dell'ultima erede Eleonora Giudice, il feudo di Giovinazzo e Terlizzi passò alla Regia Corte: è il filo verso l'interno.

Giorno 3 — Terlizzi

La scheda ministeriale del centro storico registra il «casale in Trelicio» nel 782 e assegna castello e mura all'XI secolo. Wikipedia, da riverificare, ricorda che dall'XI secolo Terlizzi dipese dai conti di Giovinazzo. Già nel 1911 l'Encyclopaedia Britannica notava il fossato trasformato in viali alberati. Nel Palazzo De Napoli la Pinacoteca conserva il lascito del pittore Michele De Napoli, morto nel 1892: secondo un portale di eventi più di mille opere, di cui 85 esposte. Fuori città, al santuario di Sovereto, due schede ministeriali del 2024 descrivono una lastra con una buca e un albero a radici in rilievo, che lo storico Gaetano Valente lega alla leggenda dell'icona trovata nel bosco grazie a una pecora rimasta con la zampa in una buca, e nella corte una triplice cinta incisa, letta come tavoliere da gioco medievale più che come segno templare.

Giorno 4 — Ruvo di Puglia

Ruvo, scrive italia.it, fu centro peuceta e poi municipium romano lungo la Via Traiana. Nella Concattedrale di Santa Maria Assunta, descritta dal Comune, il campanile nasce da una torre difensiva quadrata dell'XI secolo cui nel Settecento si aggiunsero due piani; sul portale centrale due pavoni beccano l'uva, segno dell'Eucarestia, e le colonne poggiano su leoni retti da telamoni, sotto un rosone cinquecentesco a dodici raggi. Il Museo Nazionale Jatta spiega il resto. Nella prima metà dell'Ottocento, dice il Comune, molte famiglie ruvesi raccoglievano i reperti per evitarne la dispersione all'estero; il museo ne conserva oltre duemila, quasi tutti dal territorio, acquistati dai fratelli Giovanni e Giulio Jatta, e il nipote Giovanni junior ne ordinò l'allestimento, con vetrine e divanetti rossi rimasti quasi invariati. Il percorso, per il Ministero, culmina nell'ultima sala con il cratere del Pittore di Talos. Wikipedia ricorda la città rasa al suolo nel 1350 e la Torre del Pilota, alta 33 metri, alzata dopo; e nella notte del Giovedì Santo la processione degli Otto Santi. Ruvo è anche tra i tredici comuni del Parco nazionale dell'Alta Murgia: il viaggio, nella nostra proposta, finisce in un comune del Parco nazionale dell'Alta Murgia.

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